Marta che guarda il cielo – Ventesima puntata

Capitolo 20°

Era settembre inoltrato, Marta era sola a casa. D’un tratto, sentì un fruscio dentro di sé. Pensò: “Il cuore sta cedendo, lo sento.” Poi, un altro fruscio, come un battito d’ali, un solletico interno e non era il cuore, proprio no, era il nascituro che iniziava a farsi sentire, timidamente, ma cominciava.
Marta si mise delicatamente in ascolto del suo corpo, un altro piccolo fruscio e un altro ancora e poi un altro. Un gridolino di stupore e piacere uscì dalla bocca della donna. Voleva telefonare ad Eleonora, ma non poteva perdersi questa emozione, questo spettacolo, il primo segno del suo bambino. Si sdraiò nel letto e si mise su un lato, ora la pancia si vedeva un po’. Di colpo un altro movimento della pancia stessa, di nuovo appoggiò le mani e le sembrò di accarezzare veramente il bambino. Calde lacrime uscirono dai suoi occhi, caldissime lacrime che bagnarono il viso, la federa ed il cuscino. Pensieri di speranza si accesero dentro di lei, vedeva il futuro meno fosco, meno scuro. Fra pochi giorni un’altra ecografia, decisamente più emozionante della precedente.
Con questa ecografia il nascituro si vide bene, si potevano notare il profilo, le gambe, le braccia, la schiena. Tutto procedeva bene, poi ad un certo punto un movimento fece sussultare la futura mamma. Il medico immediatamente con lo strumento a microfono seguì questo sussulto, quindi con commozione, visto che conosceva la storia di Marta, disse: “Complimenti è una femminuccia!”
“Bene -disse Marta- il nome è già deciso allora, si chiamerà Eleonora, nessun dubbio.”
L’amica, dura in apparenza ma dal cuore tenero come un biscotto ripieno di gelato, non seppe trattenere le lacrime, che asciugò con il lenzuolino della barella, suscitando l’ ilarità degli altri due presenti. Appena uscite le due amiche, su suggerimento di Marta, che sbuffava per il fiatone, andarono in un negozio per mamma e bambini.
Era la prima volta che entravano in un negozio del genere, la scaramanzia ormai era sparita. Come in preda ad un ottimismo decuplicato, Marta comprò delle tutine, delle magliette, canottiere, non badando neppure alla data di presunta nascita. Il rosa era il colore predominate, anche le bavette erano dello stesso colore. Infine acquistarono anche una carrozzina, il lettino invece poteva ancora aspettare. Uscirono piene di pacchetti e di felicità ritrovata.
Per un caso fortuito, le due amiche, videro Alberto con la compagna, con il pancione che evidenziava uno stato di gravidanza più avanzato rispetto a quello di Marta. La cosa che colpi le due donne fu la situazione: la donna camminava tronfia e orgogliosa, camminava avanti al compagno, che in pochi mesi era ingrassato e addirittura ingobbito.
Notarono che Alberto camminava alle spalle della convivente, come fosse tenuto da un guinzaglio invisibile, si fermava spesso e guardava le vetrine, incantato, come un bimbo che vede un negozio di giocattoli meravigliosamente pieno di balocchi luccicanti…Poi, come punto da qualcosa o tirato da un guinzaglio appunto, si rimetteva in carreggiata dietro la compagna, seguendola sperduto e confuso…Le sue mani erano piene di borse della spesa, almeno due per mano, e sbuffava affaticato e forse anche annoiato.
Infine la donna si girò e iniziò ad imprecare contro di lui, la distanza impediva di sentire il discorso, ma la scenetta era decisamente divertente…per loro. Chissà chi ci aveva guadagnato dalla separazione con Alberto…
Le due amiche risero di gusto, anche se Marta provò un moto di tenerezza verso quel bambino mai cresciuto, ora futuro padre. Entrarono in casa. Il divano che accoglieva il marito durante le sue interminabili partite era vuoto, ma nella pelle vi era il segno delle natiche e delle braccia di Alberto, che aveva consumato parte del rivestimento. Eleonora si accorse del velo di tristezza negli occhi dell’amica. Allora con estrema naturalezza, senza dire nulla, prese un enorme peluche che Marta teneva nel suo studio e lo posizionò sopra il divano, davanti alla tv.
“Meglio un pupazzo vero che un uomo finto!” esclamò, lasciando Marta basita.
Poi si avvicinò all’amica e l’abbracciò, donandole un bacio sulla fronte…
Sì era stata dura, forse anche crudele, ma non poteva permettere a Marta di pensare al passato. Ora bisognava guardare avanti, solo avanti.
Il giorno dopo, Marta rientrò a scuola con un vestito premaman che metteva in evidenza tutta la sua maternità. La prima a stupirsi fu Marcella, che appena la vide, si nascose in bagno, per nascondere eccessi di tic, avrebbe poi origliato a dovere appena possibile. Tutte le colleghe e i colleghi fecero capannello attorno a Marta, che, però, non aveva voglia di raccontare tutto da capo.
Tutto era tornato come prima, solo Sebastiano non si faceva più sentire, né con delle mail né con dei messaggi. Sembrava sparito e questo rattristava la donna, che aveva voglia di vederlo e di raccontare i suoi vissuti e soprattutto, parlare del romanzo, che tanto le aveva dato come compagnia e come messaggio.
Avrebbe voluto dirgli: “Come mi sarebbe piaciuto baciarti e mi sarebbe piaciuto che tu fossi il papà di Eleonora…sì il papà!”
Tuttavia questi pensieri rimasero intimi, dentro la sua anima di donna ferita, eppure ancora ottimista nei confronti della vita. La lezione di quel giorno andò bene, a Marta sarebbe piaciuto avere ancora come studente Sebastiano, per godere dei suoi sorrisi.
“Invierò un messaggio, magari più tardi o domani.” pensò.
Vi fu anche la prima udienza: come aveva detto l’avvocato, Marta non ebbe alcuna difficoltà ad ottenere la casa e anche una piccola parte di alimenti. Alberto non era presente, vi era solo il suo avvocato. Chissà cosa avrebbe provato nel vederlo. Rabbia? Odio? O forse pena? Nella sentenza vi fu anche un piccolo colpo di scena, del tutto imprevedibile. Il giudice, visto il precario stato di salute della donna, impedì ad Alberto di avere rapporti anche solo formali con la ex moglie, i due ex coniugi potevano trattare i loro affari personali, solo tramite avvocati.
Il giudice sentenziò: “Vista la precarietà della gravidanza e l’alto rischio per la salute della madre e del bambino o bambina, si impedisce al sig. Alberto A. di avere rapporti formali con la ex coniuge, essendo egli stesso causa di ansia, agitazione e, di conseguenza, possibile motivo di crisi pericolose per la salute di entrambi.”
Comunque era Eleonora che provvedeva a tutto, era lei che trattava con gli avvocati e con i giudici e con le assistenti sociali. La donna era veramente una furia scatenata, non lasciava passare nulla.
Il giorno dopo Marta decise di inviare un sms a Sebastiano. L’uomo, nel frattempo, aveva saldato ancor di più l’amicizia con Gabriele e spesso discutevano della sua situazione con Marta, delle aspettative che potevano nascere. Gabriele insisteva sul fatto che la situazione doveva essere chiarita, anche se l’aspetto del corteggiamento a distanza e del dire e non dire gratificava molto l’uomo. Del resto quale uomo non sarebbe stato gratificato?
Il messaggio di Marta fu semplicissimo: “Ore 10.00 al solito bar e senza Marcella. Ciao Prof.”
La risposta questa volta fu immediata: “Contaci, ci sarò. Seb.”
Marta, non riusciva a capacitarsi dell’assenza di Sebastiano, durante questo periodo, spesso aveva inviato sms o mail, ma le risposte erano state sempre evasive e superficiali, anche se pur sempre educate e prive di inutili scuse. La donna pensò ad una eventuale crisi matrimoniale o a problemi lavorativi decisamente pesanti, una crisi economica mondiale imperversava e anche le banche erano oggetto di sistemazioni varie del personale, tipo trasferimenti o licenziamenti. Forse Seb era stato licenziato e non voleva gettare angosce in una situazione non bella come quella di Marta.
L’uomo le mancava molto, le sue parole dolci, i suoi sorrisi, sicuramente sarebbero stati d’aiuto in una situazione come la sua. Sebastiano aveva insinuato dentro la mente di Marta il misticismo, la fede, Dio, concetti conosciuti dalla donna, solo sotto forma di dottrina inculcata prima e odiata poi.
Il bar aveva nel frattempo cambiato gestione, Tony e Cinzia non c’erano più. Non vi fu, infatti, la solita accoglienza, nessun avventore dentro il locale, il banco delle brioches era sguarnito, qualche mosca noiosa e lenta camminava sul vetro bombato.
Un fiotto di malinconia prese Marta alla gola, sopra quei tavolini le sue illusioni erano cresciute a dismisura, fino alla creazione del quadro, poi donato in totale anonimato e al sogno del bacio dietro la parete del bagno. La donna si sedette, facendo attenzione a non urtare la pancia, nonostante i pochi mesi di gestazione. Poco dopo arrivò Sebastiano, il suo sorriso disarmante imbarazzò Marta che fece per alzarsi, ma lui la trattenne, si chinò e le diede un tenero bacio sulla fronte, regalandole una grande emozione.
“Ciao, sei bellissima con il tuo pancione!”
“Grazie, anche tu sei in ottima forma!”
Un silenzio lungo un’eternità, poi Marta, dopo aver dato a Sebastiano ulteriori ragguagli sulla sua difficile gravidanza, disse trionfante: “E’ femmina e si chiamerà Eleonora, come Eleonora, la mia amica.”
“Nome stupendo, come la mamma e come la donna che lo porta.”
Era evidente che vi era un grande imbarazzo, era evidente che Sebastiano voleva chiarire e non dare più, anche se inconsapevolmente, illusioni e sogni. Voleva anche chiarire la sua assenza e le sue risposte evasive.
“Marta, ti ho pensato molto in questo periodo sai? Sono contento che tu abbia letto ed apprezzato il mio racconto!”
“Sì è un libro bellissimo, mi ha tenuto compagnia durante i momenti bui.”
“Ecco, è di questo che vorrei parlare !” disse Sebastiano prendendo coraggio.
Non voleva ferire Marta per nessun motivo, specialmente allora. Il fiato di Marta era corto e le sue labbra non avevano un bel colorito, ogni tanto qualche crisi respiratoria la coglieva e la gettava nello sconforto, ma sapeva mascherare l’angoscia, anche se non poteva nascondere la fame d’aria.
Sebastiano riprese a parlare.
“Marta, come dicevo, ti ho pensato molto in questo periodo, ti ringrazio per aver letto il mio libro e per i commenti che m’inviavi durante il tuo ricovero. Hai passato proprio un brutto periodo… ”
“Sebastiano, arriva al punto, arriva a ciò che devi dire!”
Marta scosse l’uomo che rimase sorpreso da tanta decisione.
“Marta…forse con te ho sbagliato…io amo mia moglie, la amo moltissimo…io sono convinto che tu capisca la situazione… non so cosa mi sia capitato, o forse sì, ma con te ho sbagliato, ho sbagliato e ti chiedo scusa! ”
I pensieri di Sebastiano erano decisamente spessi, vi era anche dell’altro, ma non disse mai a Marta che anche lui, spesso, l’aveva desiderata, aveva sognato consciamente ed inconsciamente di fare l’amore con lei, di baciare le sue labbra, di accarezzare i suoi seni e molto altro…
“Certo che capisco e sono ben contenta per quello che mi hai detto!”
Dopo questa frase, il viso di Sebastiano, divenuto serio nel frattempo, si illuminò di un sorriso mai visto prima. L’uomo si sentiva sollevato, leggero, come se una zavorra si fosse sganciata dalla mongolfiera della sua coscienza, coscienza che ora poteva nuovamente librarsi leggera nell’aria.
“Sicuramente con te ho sbagliato e di questo ti chiedo scusa, non sono stato chiaro, a volte sono stato contradditorio e ambiguo. Sai, ci sono eventi nel mio passato, che a volte emergono, mi torturano e dilaniano la mia anima, sono sempre alla ricerca di qualcosa, ma non so cosa…non lo so…forse sono alla ricerca del mio destino…”
Anche Marta in realtà era sollevata, non sarebbe mai riuscita a chiedere di più a Sebastiano, anche se il suo amore e il suo desiderio per lui erano imponenti ed avvolgenti.
“Ma scusa un attimo, pensavi che io fossi innamorata di te? Sei un bell’uomo, certo, ma so che sei innamorato di tua moglie e della tua famiglia, si vede da mille miglia di lontananza che vivi per loro. Stai sereno Seb. Io non sono innamorata di te.”
Nel dire questo Marta ebbe un sussulto, sapeva di mentire, ma la sua era una menzogna a fin di bene. Ormai era inutile infierire e fare programmi per il futuro, vedendosi continuamente con lui. Era giusto chiarire, omettendo alcuni particolari.
“Mi piace molto vederti, sentirti e leggere ciò che scrivi, io trovo bellissimi i tuoi scritti e le tue poesie e anche le tue composizioni musicali, ma l’amore è un’altra cosa. Ah! Voi uomini! Siete tutti uguali: appena una donna accetta un invito, voi pensate che sia cotta. Ma dai Seb! Lo so che sei sposato e so che sei felice con la tua famiglia!”
Sebastiano era un po’ sollevato, il discorso di Marta era ben chiaro e nessuna emozione trapelava dalle sue parole. In realtà la donna soffriva, soffriva tantissimo, ma proprio per amore era costretta a mentire. L’uomo tuttavia percepì qualcosa di strano, sicuramente intuì che mentiva per amore. Marta era veramente così innamorata? Cosi tanto da fingere?
Lasciò che la donna finisse il suo discorso, senza interferire.
“Sai, il mio non farmi vedere era dovuto al fatto che il mio malessere a volte m’impedisce di vivere serenamente…Ti chiedo scusa anche per questo, per malessere intendo i postumi di una brutta depressione, tutto qui. Adesso va decisamente meglio, ho anche io una Eleonora al maschile…”
Il fiato di Marta si fece ancora più corto e quindi la discussione, con sollievo per entrambi, scivolò sulla salute. Marta guardava le labbra di Sebastiano, ormai sollevato da responsabilità emotive, le guardava e continuava a sognare… e lo stesso faceva Sebastiano…ora conscio più che mai che provava forti sentimenti per lei…
In un attimo però, vide passare davanti a sé, come un’immagine avvolta dal bagliore del sole, Rossana e le sue bimbe, insieme, gioiose, che gli andavano incontro… Uno sfarfallio interno a Marta riportò alla realtà tutti e due, infatti la donna emise un gridolino di sorpresa, Eleonora stava facendosi sentire.
“Senti come si muove la piccola!”
Prese la mano di Sebastiano e la appoggiò delicatamente sul suo ventre: un calore intenso scaldò il suo animo. Eleonora ricambiò, scalciando ancora un po’.
Fra i due vi era, a prescindere da tutto, molta intesa, una intimità spirituale, destinata a durare nel tempo e dovuta anche al fatto che Marta aveva divorato molti scritti dell’uomo, scoprendo in lui un’ ulteriore sensibilità.
Sebastiano ad un certo punto disse: “Marta, ma tu credi in Dio? Secondo me la tua gravidanza è un dono di Dio, in assoluto un dono.”
“No, io non credo, sono una libera pensatrice, più libera che pensatrice a dire il vero, Dio per me non esiste ed Eleonora è sicuramente un dono, ma non di Dio. Devo ammettere che le circostanze potrebbero far pensare ad altro.”
“Vedi?- incalzò Sebastiano-vedi che in fondo tu credi? E’ che non vuoi ammetterlo, tutto qui!”
La fede di Sebastiano era immensa, questo suo alone di misticismo era uno dei fattori che lo rendevano così affascinante, la sua ingenuità di fronte al alcuni eventi era disarmante.
“Vedi Sebastiano, i tuoi scritti sono pregni di fede, ma a volte la realtà è un’altra cosa!”
“Prega Marta, prega, prega!”
Sebastiano disse questo stringendo forte le mani della donna, una stretta fortissima, piena di sentimento, anche i suoi occhi erano pregni di sentimento, velati di lacrime. Poi si strofinò gli occhi e dirottò il discorso su altro, sulla scrittura, sulla musica e sulla famiglia.
Il tempo, però, passò inesorabile e giunse l’ora di salutarsi, Sebastiano doveva rientrare in banca e Marta doveva riprendere le lezioni a scuola. Si abbracciarono e per la donna fu un momento di grande intensità, aveva potuto sentire il suo profumo, la sua vicinanza. Anche Sebastiano ebbe un sussulto…ma nulla passò a lei.
“Marta, a dirla tutta, ora sono più solo. Il mio amico Gabriele, per ragioni di lavoro si è dovuto trasferire, ora abita a Roma, la sua assenza mi pesa, le sue parole mi mancano…i nostri confronti mi mancano. Tieniti stretta Eleonora, l’amicizia è uno dei sentimenti più belli di cui la specie umana possa godere, mi sento orfano adesso, anche se ci telefoniamo spesso. È incredibile il vuoto che un amico lascia quando non è più accanto a te, è come camminare in pieno inverno coperto solo di una canottiera di cotone e con i calzoncini corti…”
Questa affermazione fece ridere a crepapelle Marta, che scopri un ulteriore lato sensibile di Sebastiano, questa cosa la commosse, i suoi occhi si coprirono di un velo di umidità.
Sebastiano, con estrema naturalezza, esclamò: “Hai degli occhi bellissimi…”
Infine si salutarono e tornarono entrambi alle loro attività, promettendosi a vicenda di mantenersi in contatto, impedendo al tempo e al lavoro di rubare ancora sentimenti di amicizia.
Con l’avanzare della gravidanza, la situazione clinica della donna peggiorava di settimana in settimana. Spesso Marta si assentava dalle lezioni, il fiato era sempre più corto e i piedi sempre più gonfi. Eleonora, la nascitura, cresceva bene, nonostante tutto, ma il cuore di Marta era sempre più in scompenso. La sua amica si era stabilita ormai a casa di Marta, la lasciava sola solamente per il periodo in cui andava a lavorare.
L’ultima visita cardiologica gettò le due amiche nello sconforto totale. Il cardiologo, con voce cupa disse: “Qui si deve prospettare l’idea di anticipare la nascita, il suo cuore non può più reggere questa situazione, troppa fatica. Bisogna programmare un cesareo.”
Poi stabili la data per la fine di dicembre, non un giorno in più. Marta aveva ancora un po’ di tempo per portare avanti la gravidanza.
“Signora, se vuole c’è sempre un’altra soluzione, sa a cosa mi riferisco, all’aborto, anche se la gravidanza è in stato avanzato.”
“No, no, assolutamente no. Questa è la mia decisione!”
“Va bene, come vuole.” rispose il cardiologo.
“Ma da oggi riposo assoluto e dieta ferrea. Come sa l’unica soluzione per il suo cuore è il trapianto, dopo il parto ovviamente.”
Il rientro a casa fu un insieme di lacrime e preghiere, lacrime da parte di Marta e preghiere da parte di Eleonora, che ultimamente sembrava aver perso la sua proverbiale superiorità nei confronti degli eventi. La casa sembrava ormai una stanza d’ospedale, vi erano farmaci ovunque, supporti per fleboterapia e disordine ovunque. A giorni alterni venivano a domicilio delle infermiere per della terapia infusionale.

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