Marta che guarda il cielo – Tredicesima puntata

Capitolo 13°

Marta riprese a lavorare, il suo aspetto era migliorato, metteva più cura quando si truccava e cercava sempre di indossare abiti consoni alle situazioni. Acquistò dei capi nuovi, freschi, dai colori vivaci, aveva abbandonato il nero. Tutti a scuola si accorsero di questo cambiamento, anche Marcella ovviamente, che cercava, come sempre, di insinuarsi nei discorsi fra Marta ed Eleonora. Era spesso paonazza dalla rabbia, quando capiva che le due amiche, appena la vedevano, cambiavano regolarmente discorso o parlavano in codice, un codice conosciuto solo da loro due.

Marta era sempre sorridente in quei giorni, teneva sempre il cellulare accanto a sé, dentro a un sacchettino che teneva appeso al collo. Spesso accarezzava l’oggetto, lo coccolava, quel cellulare era il ponte fra lei e Sebastiano, sperava in un messaggio o in una telefonata, ma il silenzio fu imperante. Alberto era arrivato dalla sua trasferta, ebbe un’accoglienza fredda da parte della donna, che ostentava abiti nuovi e forma fisica. Questa volta Alberto notò la spavalderia della moglie, ma non disse nulla, osservava e incassava le novità, probabilmente aveva in mente una sorpresa o forse più di una. Marta non si accorse di nulla e continuò con i suoi atteggiamenti ostentati, addirittura provocatori.

La cena fu una scena tragicomica, Alberto mangiava senza nemmeno masticare o gustare, aveva fretta di iniziare una nuova partita, aveva acquistato un nuovo gioco, ma nel frattempo fra una deglutizione e l’altra, gettava battute mai fatte prima, del tipo: “Oggi sei più carina del solito!” oppure “Per chi è quel bel vestito?”

Marta non ascoltava neppure, ostentava e basta, non coglieva nemmeno. Finita la cena, i due si separarono anche in casa, uno davanti alla tv, con i giochi elettronici e l’altra nello studio a dipingere. Quella sera, però, i pennelli accarezzarono la tela, la sfiorarono, la baciarono, dai suoi tratti uscì un volto conosciuto, seminascosto dalle fronde di alberi color verde brillante. Una cosa su tutte si evidenziava: delle labbra rosse, dischiuse in un sorriso, che circondavano denti bianchissimi, come la sua speranza. Marta si rilassava molto a dipingere, provava in quel momento un piacere fisico, l’eros era presente nei suoi tratti, in maniera marcata, fantasie, sogni, nulla di più. Notte in un letto solo ma due corpi separati da tutto, ormai. La notte era un tormento per Marta, si sentiva imbarazzata a spogliarsi davanti ad Alberto, probabilmente a causa del tradimento precedente, di cui Alberto, apparentemente, non sapeva nulla. Erano perfetti sconosciuti ormai.

Quella notte però qualcosa di strano accadde. Marta, come sempre, andò a letto prima di Alberto, lui continuava a giocare fino a tardi, quindi, dopo essere andata in bagno, si spogliò e si infilò sotto le lenzuola fresche di bucato. Era sua abitudine leggere qualcosa prima di addormentarsi, prese il libro che da settimane poggiava sul comodino e iniziò la lettura.

Dopo poche righe e pochissimo tempo, Alberto si presentò nella stanza. Aveva un sorriso ambiguo, di difficile interpretazione, Marta non ricordava questi atteggiamenti da parte sua. L’uomo si spogliò con la luce accesa, eseguì una sorta di strip patetico, un goffo tentativo di attirare l’attenzione, poi s’infilò sotto le lenzuola. Marta era intimorita, anzi infastidita da quell’atteggiamento viscido, il suo sorriso non accennava a scemare. Si tuffò fra le righe delle pagine, voleva entrare e sparire del tutto, ma Alberto la gelò con una frase: “Facciamo l’amore?”

Non aggiunse altro, nemmeno un’altra parola. Marta doveva studiare una strategia, un suo rifiuto poteva essere mal interpretato, visto che i due non si sfioravano da tempo e un sì troppo precipitoso poteva assumere altri significati ancora. La mente fu punta dai pensieri veloci ed improvvisi che premevano per uscire e per cercare di trovare una soluzione. Pochi decimi di secondo, poi Marta si girò, guardò Alberto in pieno viso e disse: “Mi piacerebbe molto, ma ho il ciclo. Si deve rimandare a data da destinare…”

Alberto rimase con il suo sorriso stampato in viso.

Va bene, la prossima volta.”

Si rivestì per andare a giocare. Marta non aveva il ciclo, ma non desiderava affatto Alberto, non desiderava essere sfiorata da lui o altro ancora. Il suo fiato puzzava di fumo e di gastrite, la sua barba era rada e quei pochi peli lasciati incolti pungevano e graffiavano disordinatamente. Il resto evitò di immaginarlo. Si chiedeva il motivo di questa richiesta.

Certo erano marito e moglie, ma i loro rapporti ormai erano inesistenti. Marta durante la relazione con Maurizio si negava ad Alberto, anche quelle poche volte che lui chiedeva qualcosa, non riusciva ad essere contemporaneamente di due uomini. Il suo senso di colpa, però, la divorava e allora, alcune sere, si sforzava e si concedeva, ed era lei a chiederlo.

La passione fra loro era bruciata via dopo pochi mesi dal matrimonio, quasi immediatamente. Alberto era frettoloso ed egoista, e, a dirla tutta, si lavava anche poco. Spesso il suo odore era sgradevole e nonostante le insistenze di Marta, continuava imperterrito a non usare abbastanza sapone, poi, fortunatamente, il calcetto lo obbligò alla doccia, ma lo portava via per molte sere alla settimana. Non era solo l’attrazione fisica a mancare, era la personalità latente, l’assenza anche durante la presenza che minava alla base il rapporto, l’incapacità di prendere decisioni, la superficialità, le continue deleghe a Marta. A volte bisognava prenderlo per mano e condurlo ovunque. Inizialmente questa situazione poteva fare tenerezza, alla fine, però, il peso era diventato insopportabile.

Maurizio, invece, cosi apparentemente deciso, risoluto, caparbio, l’aveva sedotta quasi immediatamente e Marta ci aveva anche creduto. La donna in quel momento non era di Sebastiano, assolutamente no, ma era ormai anche troppo evidente che avrebbe voluto esserlo. E se Alberto invece desiderava dei figli? Parlare con lui di questo poteva essere opportuno? Lecito? La notte chiuse ogni questione. Marta dormì senza nemmeno accorgersi che il marito aveva trascorso la notte in salotto a giocare. Erano due monaci sotto uno stesso tetto.

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