Marta che guarda il cielo – Sedicesima puntata

Capitolo 15°

Il sabato permise alla donna di dormire fino a tardi. Si arrotolò nel letto, infagottandosi con le lenzuola, a mo’ di involtino. Anche Alberto era a casa quel giorno, ma stranamente era già in piedi e sotto la doccia, non era stato nemmeno a giocare fino a tardi con i videogiochi. Mentre l’acqua scendeva addosso a lui e il suo cellulare tintinnava, sul comodino. Era il tintinnio dei messaggi, sicuramente vi era qualche torneo di calcetto in qualche sagra paesana, ma fare una doccia prima di una partita era cosa insolita per Alberto.

L’uomo uscì dal bagno avvolto in una grande asciugamano, mai visto prima da Marta. Dopo averle dato un bacio sulla fronte, altra cosa del tutto insolita, Alberto indossò degli slip nuovi e una maglietta intima anch’essa nuova. Erano di colore nero, mai usato dall’uomo, Marta conosceva bene le sue abitudini e i suoi indumenti intimi, essendo lei l’addetta ai vari lavaggi in lavatrice con conseguente stiraggio. La donna fece poco caso a questo, notò la differenza di abitudini ma si girò dall’altra parte e iniziò a guardare la polvere che danzava illuminata dai raggi di sole che filtravano dalla tapparella, poi richiuse gli occhi, ma il suo dormiveglia era continuamente disturbato dai continui messaggi che arrivavano al cellulare di Alberto.

Poi il marito uscì, profumato e curato come mai prima, senza portare con sé la borsa da calcetto, lasciando una scia di profumo e il rumore della porta che sbatteva. Marta decise di alzarsi, erano ormai le dieci del mattino e le varie faccende incombevano: gli indumenti della settimana, la polvere da togliere, stirare e altro ancora. Un grande senso di stanchezza la avvolgeva, ma iniziò ugualmente le sue faccende domestiche, con il pensiero di guardare la casella di posta elettronica un po’ più tardi, consapevole di trovare messaggi da parte di Sebastiano, messaggi che regalavano speranza e buon umore.

Iniziò a svuotare il cestone della biancheria sporca, i capi erano quasi tutti maschili ed erano tutti nuovi e mai visti prima: slip, calze, magliette, tutti indumenti intimi nuovi e neri, firmati. La donna rimase stupita di questa cosa, ma non diede peso, giustificò il tutto, pensando che ogni tanto il guardaroba andava rinnovato, specialmente giocando a calcetto e dovendosi cambiare spesso. Non trovava giustificazione al fatto che Alberto stesse giocando poco con i suoi amati videogiochi, probabilmente stava maturando.

Dopo aver riassettato la casa, si sedette davanti al pc, per gustarsi l’eventuale messaggio di Sebastiano, e, dopo il solito rituale, sfiorando i tasti come un massaggio sulla pelle, il suo cuore balzò in gola, vedendo ben due mail con relativi allegati. L’emozione era fortissima, il sudore alle mani inumidì il mouse e la tastiera e un velo d lacrime appannò la sua vista. Dovette prendere un fazzoletto e asciugare il tutto per vedere bene il monitor, con lentezza quasi antica, come per gustarsi il momento.

Iniziò a muovere il mouse sul monitor e mise il puntatore sull’allegato. Stava per cliccare, quando il rumore della porta d’ingresso la distolse dal computer. Alberto era rientrato, erano le 12.30 circa, altra cosa insolita, il sabato era solito pranzare con gli amici del calcetto o altro ancora, non era mai in casa. Immediatamente chiuse il quadro della posta elettronica, riempiendosi di amarezza e delusione e andò incontro ad Alberto.

“Ciao, come mai sei a casa? È successo qualcosa?”

“No, non è successo nulla, volevo a pranzare con te. Andiamo fuori? Magari anche al cinese?”

Marta rimase così sorpresa che non riuscì a dire di no.

“Mi preparo e arrivo.”

La donna, mentre si vestiva, era avvolta non solo dagli abiti, ma da una serie di domande.

Ormai gli eventi anomali erano davvero tanti: indumenti nuovi, docce frequenti, rientri improvvisi a casa, proposte sessuali, niente videogiochi e niente calcetto. Doveva affrontare Alberto e chiedere qualcosa? Il dialogo fra i due ormai era ridotto a monosillabi, magari davanti ad un piatto di riso alla cantonese avrebbe potuto chiedere qualcosa, magari Alberto aveva cambiato idea sulla paternità, ma lei avrebbe ancora voluto un figlio da lui? Il desiderio di maternità era ancora molto forte, anche se era sicura ormai che Alberto non era più il suo ideale di uomo e di padre. Sebastiano sì, lui sì che era un padre ideale per i suoi figli, ma per quel momento, ancora nulla, anche se la speranza c’era e le mail dimostravano che l’interesse era reciproco.

Una maglia bianca di cotone mise la parola fine a questi quesiti, accompagnata da una gonna larga, chiara anch’essa. Il caldo cominciava ad essere opprimente o forse Marta lo percepiva cosi. Alberto era curato, sbarbato e profumato, altro evento insolito. La prese anche per mano, imbarazzando la moglie, non più abituata a queste coccole.

Il viaggio in auto passò senza una parola, da tempo non erano così vicini, da tempo non parlavano e non avevano nulla da dire. Il ristorante cinese, Corona di Giada, inghiottì i due, investendoli di odore di fritto e dado. La sala era semideserta e silenziosa, solo qualche tintinnio di posate urtate contro la porcellana colpì i loro timpani. Si sedettero al tavolino, Alberto sorrideva, un sorriso finto, ma sempre sorriso, Marta rispose con un cenno degli occhi. La cameriera, con un italiano più insicuro della camminata di un bimbo di un anno, chiese le ordinazioni.

Immediatamente dopo, portò al tavolo riso alla cantonese, involtini primavera, pollo alle mandorle e spaghetti di soia. Alberto iniziò a divorare il riso, Marta spizzicò gli spaghetti, ma una forte nausea impedì di gustare il tutto. Per evitare l’imbarazzo del silenzio, chiese al marito: “Tutto bene? E il calcetto? Niente tornei in questo periodo?”

“No, sono un po’ stanco, voglio mollare per adesso, poi riprendo ma non ora. Preferisco uscire o fare altro.”

“Ho visto che giochi anche poco ai videogiochi, ma sei sicuro di stare bene?” chiese la donna, cercando di ridere su questa affermazione.

“Mai stato meglio, mai stato meglio, ho voglia di fare qualcosa di diverso.”

Poi si gettò sul pollo alle mandorle, abbassando gli occhi. Anche lui era in imbarazzo, era evidente, sembrava nascondesse qualcosa. Marta colse questa emozione sfumata, emozione che era anche la sua e non infierì più, riprendendo a sbocconcellare il riso alla cantonese, unico alimento che non creava nausea.

Il pranzo fu un patetico scambio di sguardi e sorrisi stereotipati. Marta guardava Alberto, ma non riusciva a trovare nulla di bello ed interessante in lui, i suoi occhi erano vispi e vivi come non mai, ma passavano oltre la donna, era evidente che pensava ad altro. Forse voleva parlare a Marta di qualcosa, ma non trovava il coraggio oppure stava maturando davvero e questo era un tentativo di dimostrare la sua crescita. Il pranzo, però, fu turbato dal malessere di Marta, probabilmente l’odore ed il caldo acuirono la nausea e la donna fu costretta ad uscire.

Un violento conato le fece vuotare il contenuto del suo stomaco, sull’asfalto caldo. Immediatamente la cameriera andò a pulire, il vomito non era sicuramente una buona pubblicità per il locale. Alberto, disgustato, non sorresse la donna, che poco dopo si riprese e andò a lavarsi. Si guardò allo specchio, profonde occhiaie circondavano i suoi occhi, anche il suo colorito non era dei migliori, era terreo, giallognolo. Anche il suo cuore pulsava forte e l’aria mancava, il respiro era affannoso. Dopo qualche minuto, però, tutto tornò quasi alla normalità, e Marta uscì, andando incontro ad Alberto. L’aria che entrava dal finestrino dell’auto fu un soffio di vitalità, quel fresco che accarezzava la donna, spazzò via, per qualche minuto, tutte le preoccupazioni ed i pensieri, i capelli si scompigliarono, ma i pensieri stranamente si schiarirono. Solo tanta stanchezza, solo stanchezza.

Arrivata a casa, Marta si gettò sul letto e dormì per tutto il giorno e per tutta la notte, sognando di affogare di annaspare, di correre a perdifiato senza mai raggiungere nessuna meta, a volte sembrava mordesse l’aria. Nel sogno non era sola, ai lati della sua strada vi erano persone non ben distinte, sfocate, che guardavano la sua corsa, senza intervenire, erano solo osservatori silenti.

La domenica mattina quando si alzò, il letto era vuoto dalla parte di Alberto, Marta non vide neppure la forma della sua sagoma, ma questo non la preoccupava, era preoccupata per altro. Le doleva la testa, un dolore feroce, rimbombante, accompagnato da malumore acuto, sonnolenza non soddisfatta, frenesia mentale che contrastava con la stanchezza fisica. Provò ad alzarsi, ma il movimento del capo aumentò il dolore, un tamburo vicino alle orecchie sarebbe stato meno fastidioso. Voleva guardare il computer per leggere le mail di Sebastiano, ma la luce che filtrava dalla finestra era fastidiosa, quindi la luce del monitor, ancora più intensa, avrebbe causato ulteriore fastidio.

Riuscì ad alzarsi, andò in bagno e prese un antalgico, che sciolse nell’acqua, liquido che poi sparì dentro la sua bocca. Il gusto dolciastro era nauseante, ma il dolore era così forte che avrebbe preso qualunque cosa per calmare la morsa dell’emicrania. Dopo quindici minuti circa il dolore si alleviò, ma rimase presente, fastidioso come il ronzio di una zanzara in piena notte. Poi il sonno, disturbato ma avvolgente la rapì, portandola via dalla realtà.

Rimase addormentata tutto il giorno, svegliandosi alla sera. Fu sorpresa nel vedere la casa senza Alberto, ancora vuota, piena solo di lei, del suo mal di testa e della sua solitudine spezzata dai comportamenti anomali del marito e dalle mail di Sebastiano. Non mangiò nulla, prese un altro antalgico e si tuffò nuovamente fra le lenzuola profumate solo di lei.

Il mattino dopo si svegliò stordita come dopo una sbornia mal smaltita. Alberto russava al suo fianco, non badò alla sua nudità, altro fatto anomalo. Si alzò e, barcollando, si recò in bagno per sistemarsi per il lavoro. Il dolore era scemato lentamente, lasciando spazio a pensieri ricchi di preoccupazioni e a stordimento intenso. Lo specchio restituì un’immagine di evidente sofferenza, immagine ancor peggiore di quella vista al ristorante. La scuola l’attendeva e il senso del dovere, radicato in lei, fu la leva per prepararsi e andare fino all’auto.

La sua preparazione fu frettolosa, poco curata, lasciò la caffettiera pronta sul fornello per Alberto, che continuava a russare rumorosamente, facendo vibrare il respiro di Marta. A scuola la situazione migliorò, l’intorpidimento scemò ancora un po’.

Eleonora, però, notò il suo aspetto poco fresco e, anche se Marcella era presente, chiese: “Come va? Sei stata male? Hai un aspetto poco bello mi pare!”

“Sindrome da ristorante cinese, troppo glutammato, troppo dado, sabato io e Alberto siamo andati al ristorante Corona di Giada, abbiamo mangiato le solite cineserie e dopo sono stata male.”

“Sicura? Comunque io qualche esame lo farei, ormai non sei più una ragazzina!”

Ovviamente Marcella intervenne, con la sua solita modalità da disturbatrice.

“Io, invece, sono intollerante al frumento e ai latticini. Come sapete domenica sono stata male, perché qualcuno al ristorante, non ha detto che nel sugo c’era della farina per addensare e della panna e poi ancora avevo ordinato del riso, ma senza formaggio, ma ne hanno caricato mezzo chilo ancora… ”

Un’altra collega intervenne dicendo ad alta voce: “Oggi si mangia tutti qua, per riunione straordinaria. Io ordino cinese, qualcuno vuole ordinare altro?”

Marcella, senza pensarci su disse :”Sì, io prendo una pizza ai quattro formaggi!” dimostrando per l’ennesima volta la sua incapacità di vivere.

Cercò ancora di continuare il discorso sulle intolleranze, non rendendosi conto della pessima figura che aveva appena fatto, ma la campanella fece rientrare le professoresse nelle aule.

Eleonora ebbe ancora il tempo di chiedere all’amica: “Marta, ma sei sicura che va tutto bene? Hai più sentito Sebastiano? Troviamoci una sera e parliamo, qualcosa non mi quadra, sei troppo tesa, il tuo aspetto non mi piace affatto, scusa se sono cruda, ma ti sei guardata allo specchio? Sembri veramente stanca, magari un po’ di riposo ti farebbe bene.”

“Sì, in effetti mi sento stanca. Magari dopo le vacanze faccio qualche esame. Ora devo andare in classe. A dopo, ti telefono e combiniamo, ho delle novità da raccontarti!”

“A dopo allora, ciao.”

Durante un compito in classe Marta inviò un messaggio all’amica: “Questa sera sono libera, andiamo al cinema e dopo chiacchieriamo un po’ va bene?”

Un semplice “Sì, ci sono.” fu il segnale che l’appuntamento era fissato.

Non avevano bisogno di molte parole per questo, Eleonora sarebbe passata da Marta alle 19.00 e poi sarebbero andate al cinema, il solito. I film erano pubblicizzati nelle locandine, dopo il film una piadina e tante chiacchiere e confidenze. Marta adorava parlare con Eleonora, sapeva che poteva contare su di lei sempre, in ogni momento, anche nei peggiori e lo stesso pensava la sua amica. Un sorriso di compiacenza dischiuse le labbra di Marta dopo la risposta positiva. Il resto della giornata, passò fra una riunione, una lezione e gli sproloqui di Marcella, ma senza nemmeno un messaggio da parte di Sebastiano.

Il computer della scuola era in posizione troppo visibile, non era possibile accedervi senza farsi notare da Marcella. A Marta questa cosa scocciava molto, sembrava quasi una mancanza di rispetto nei confronti di Sebastiano. Allora, presa da coraggio, inviò un messaggio all’uomo, con scritto “Ciao, Seb. Non sono riuscita a leggere la posta, troppi impegni per ora, appena posso leggo e ti invierò le mie impressioni. A presto, Prof.”

Immediatamente vi fu una risposta, emozionante come sempre “Ciao prof. Tutto bene? Ho ancora molto per te, ancora molto. A presto, Seb.”

Ora bisognava prepararsi per la serata con Eleonora, non erano necessari trucchi e vestiti importanti, erano solo importanti la confidenza e lo scambio di opinioni. Alberto non era a casa, il televisore era spento e il cavo dei videogiochi addirittura scollegato. Tutte stranezze e anomalie. Una doccia veloce e via, di corsa dall’amica, accompagnata da quell’affanno ormai compagno quasi fisso. Il film fu di una noia mortale, quindi a metà della proiezione uscirono, le aspettavano una pizza e tanta confidenza. Un locale semplice e privo di gente fu teatro delle loro confidenze, davanti ad una pizza con il salamino piccante Eleonora poteva far uscire il meglio di sé, infatti, con estrema delicatezza ma decisione, riprese il discorso lasciato tempo prima.

“Ti vedi ancora con Sebastiano?”

“Sì, qualche volta, ma ora ci scriviamo delle mail, mail fantastiche, dovrei farti leggere alcune sue poesie, sono magnifiche e secondo me è innamorato, solo non ha il coraggio di dirlo.”

“Questo è quello che pensi tu ed è quello che vorresti che fosse. Cerca di essere obiettiva, non sognare, sono i dati di realtà che contano, non le poesie!”

Eleonora, cercava di portare alla pragmaticità l’amica, che ribatteva sempre con argomenti aleatori, privi di fondamento.

Ad un certo punto, molto divertita Marta disse :“Ma sai che Alberto è cambiato? Ora si cambia spesso la biancheria intima, sta spesso con me e addirittura mi ha cercato per fare sesso, più di una volta. Esce spesso di casa, ma sembra più presente, questo è un paradosso non trovi?”

Eleonora rimase colpita da queste affermazioni, guardò Marta stupita poi esclamò: “Non è che ha un’amante e si comporta così per non destare sospetti? Ma ti rendi conto di quello che dici? Marta vuoi svegliarti un po’?”

“Un amante? Alberto? Non lo conosci proprio allora! Era da tempo che non facevamo più sesso, mi sembra normale che mi abbia cercato e poi, giocando a calcetto, è giusto che rinnovi la sua biancheria intima, si cambia spesso davanti agli altri, deve essere sempre a posto no?”

“Marta, pensa quello che vuoi, io sospetterei, ma come fai ad essere così ingenua? Magari è anche spesso al cellulare, a mandare messaggi, e sparisce per pomeriggi e sere intere!”

“Sì fa anche questo, ma dai, si diverte con i suoi amici!”

“Sarà…ma io sarei più sospettosa al tuo posto.”

“No dai, Alberto non è il tipo.”

“Nemmeno tu lo eri, ricordi?”

Questa affermazione vera ma cruda portò almeno per un momento Marta alla realtà, solo per un momento.

Con tono quasi di risentimento nei confronti di Eleonora, rispose: “Starò più attenta…”

Eleonora si accorse di aver in qualche modo ferito l’amica, non era sicuramente sua intenzione farlo, quindi lasciò passare via la provocazione e parlò di altro. La salute di Marta fu oggetto di altre discussioni, ma i sogni della donna prendevano possesso di lei, senza dare possibilità di spazio ad altro discorso, ogni suggerimento da parte dell’amica era ribattuto con razionalità apparente. Poi risero, ricordandosi del loro passato e spettegolando di Marcella, ora sicuramente sola.

Tornata a casa, Marta non trovò Alberto, le parole di Eleonora le risuonarono nelle orecchie. Un po’ infastidita andò a guardare il cestone della biancheria sporca ed era, in effetti, piena di indumenti del marito e la maggior parte erano indumenti intimi. La chiave nella toppa della porta avvisò Marta dell’arrivo di Alberto. La donna rimase in attesa sull’ingresso della camera da letto. Alberto entrò e un evidente disagio era dipinto sul suo volto.

“Ancora sveglia?”

“Sì, ancora sveglia, ma dove sei andato?”

“A cena con i colleghi, che domande!”

Poi con il viso rivolto verso il basso, quasi a coprire la sua espressione e il suo disappunto disse:

“Sei sospettosa o gelosa? Tu esci quando vuoi, mi sembra!”

Questa affermazione turbò la donna non poco, si sentì stretta ad un angolo, un cane alle prese con un accalappiacani, in preda ad una morsa, non sapeva più cosa rispondere, memore del suo passato, quindi gettò l’argomento sul ridere e rispose con estremo imbarazzo: “Sono un po’ gelosa, tutto qui.”

Infine i due andarono a letto, Marta si spogliò davanti al marito, che nemmeno la degnò di uno sguardo. Le luci si spensero e passarono alcuni minuti. Mentre il sonno della donna stava facendosi strada, a quel punto Alberto chiese: “Marta, facciamo l’amore?”

Marta, stanca e assonnata, disse di no e si girò dall’altra parte.

Perché aveva aspettato tanto a chiederlo? Non poteva chiederlo mentre mi stavo svestendo? Non era più semplice? Poi il sonno la colse e tutto divenne bello. Stava sognando di avere in braccio un bimbo, che poi allattava al seno, con suo immenso piacere.

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