Marta che guarda il cielo – Quindicesima puntata

Capitolo 15°

Il mattino dopo Marta si alzò come al solito. Un disagio diverso, però, la opprimeva, un peso al cuore, come un masso, una mano che comprimeva. Diede come giustificazione gli eventi degli ultimi mesi e degli ultimi giorni. Quante emozioni forti! La giornata trascorsa era stata veramente incredibilmente, devastante, Marta non aveva rapporti sessuali con Alberto da almeno un anno o forse più, la tensione del momento e la sorpresa provocarono nella donna un mal di testa a dir poco feroce, acuito dalla tensione per leggere ed inviare le mail di Sebastiano, sempre più presente nella mente della donna.

Finiti i soliti rituali, uscì dal bagno pronta. Diede un’occhiata alla camera da letto, Alberto era ancora addormentato, provò un moto di tenerezza, ma questo sentimento fu subito soffocato. Un sms, fece trillare il cellulare. Chi poteva essere a quell’ora del mattino?

Guardò quasi innervosita. Un tonfo al cuore rimbalzò fino alla gola, quando vide che il mittente era Sebastiano. Il messaggio era un semplice: “Ciao prof, guarda la mail. Seb” Poi nulla più.

In quel momento Marta non poteva accendere il pc e guardare, avrebbe dovuto pazientare almeno fino all’intervallo a scuola. Quel messaggio la galvanizzò, il suo sorriso emanava felicità e luce.

“Allora mi pensa, mi pensa davvero!”

Per strada nulla poteva turbarla, neppure il traffico mattutino e il frastuono dei clacson, nemmeno un meteorite caduto accanto a lei avrebbe potuto scuotere tanta felicità. Arrivò a scuola, salutò con un enorme abbraccio la sua amica Eleonora, che la guardò con sguardo indagatorio, intuendo qualcosa, ma senza capire del tutto la situazione. Le lezioni in classi diverse le divisero e non poterono scambiarsi confidenze e opinioni. Marta era frenetica, sembrava volesse spingere il tempo con gli occhi, con le mani, con il corpo, con tutto. La percezione era quella che il tempo passasse lentissimo, trascinato, sembrava che a volte tornasse indietro.

Addirittura per sorprendersi del tempo trascorso, si tolse l’orologio e mise il cellulare dentro un cassetto, controllando, però, se vi erano messaggi. Dopo aver risposto senza tanta attenzione alle domande degli studenti, la campana dell’intervallo liberò Marta, che immediatamente si fiondò in aula professori, dribblando colleghi e allievi. Si sedette alla scrivania e accese il computer. Solito rituale, la lentezza irritava, poi la pagina si aprì.

“Infinitamente grazie” Quindi aprì un allegato.

“ Attesa.
………….il vuoto nell’attesa,

Soltanto vuoto.

Aspetto.

Mi distraggo.

Aspetto

Nulla all’orizzonte.

L’anima si danna e il corpo freme.

Immagini di lui,

Immagini di lei,

il respiro come compagno.

Lo strazio.

Solo quello rimane,

nell’attesa di un segnale che non arriva.”
Un’altra poesia, un altro messaggio, decisamente chiaro Un pericolo incombeva su Marta: Marcella. Insospettita, infatti, dai movimenti della collega, dove averla seguita, di sottecchi si posizionò dietro alla postazione informatica, sporgendo il collo, per poter leggere il contenuto della mail. Marcella era tutta protesa, il collo si allungò all’inverosimile, i suoi occhi puntavano direttamente alla poesia. Marta era così concentrata che non si accorse di nulla, ma Eleonora, entrata nell’aula, con un saluto decisamente acuto e rimbombante, accompagnato da un gesto altrettanto eloquente, mise l’amica sul chi va là.

Marta finalmente si accorse dell’inopportuna presenza e riuscì ad iconizzare la pagina con un piccolo gesto, lasciando Marcella sconsolata e digiuna di pezzi di vita altrui, digiuna e piena di rabbia e frustrazione. Marta chiuse la pagina, si alzò quasi inebetita, ubriaca, ebbra di emozioni: anche questa volta la poesia di Sebastiano aveva colpito nel segno. Un forte giramento di testa accompagnò la donna appena alzata. Poi lasciò la stanza, un caffè insieme ad Eleonora doveva suggellare quel momento.

Marcella, però, appena l’aula fu vuota della presenza delle due donne, si sedette alla postazione del computer e con grande perfidia, come nel suo stile e con un sorriso stereotipato e beffardo, cercò fra i documenti recenti. Fortunatamente Marta, anche se ubriaca di emozioni, era riuscita a cancellare tutto, lasciando per l’ennesima volta delusa la donna, che si alzò e si diresse verso le due amiche, intente a prendere il caffè nei pressi della macchina distributrice.

Con suo enorme disappunto le due colleghe si divisero, dando modo a Marcella di evidenziare tutto il suo disagio con i suoi tic nervosi, che smuovevano labbra e bocca, in movimenti spastici di difficile controllo. Eleonora voleva parlare con Marta, ma la donna era sempre sfuggente, sapeva che l’amica affondava nei pensieri come lama nel burro, sapeva arrivare al dunque in un attimo, tergiversava solo il tempo necessario.

Si rituffò nelle lezioni, fingendo concentrazione nella spiegazione. Tuttavia la sua mente era veramente altrove, si stava convincendo sempre più che Sebastiano non aveva il coraggio di dichiararsi, ma che provava per lei amore sincero. Le poesie dimostravano questo. Le parole di quelle poesie sembravano scritte su misura per lei. Perché non aveva il coraggio di dichiararsi? Certo la famiglia era un ostacolo non da poco, ma se non era innamorato, perché scrivere quelle parole così forti e penetranti?

La giornata passò senza altri colpi di scena, Marta evitò di accedere al computer, la presenza ingombrante di Marcella impediva alla serenità e alla gioia di esprimersi. Non rimase che andare a casa per potersi concedere la libertà di leggere e scrivere, Alberto sicuramente sarebbe rientrato tardi. Percorse la strada in auto, come d’abitudine, ma l’ultimo pezzo, quello a piedi fu più faticoso del solito. Da qualche giorno una sensazione di enorme stanchezza la opprimeva, erano momenti passeggeri, ma sempre più frequenti, a volte erano accompagnati da battiti disordinati e da nausee improvvise. Marta non diede importanza nemmeno questa volta a quelle sensazioni. Appena arrivata a casa, gettò la borsa sul divano, borsa che cadde come un pensiero stanco, pensiero che si accasciava senza badare ad altro. Poi si attaccò alla bottiglia e bevve avidamente acqua fresca, che ritemprò il suo corpo. Emozionatissima aprì il computer e digitò la password, battendo sui tasti. La pagina mail era vuota, quindi la donna rispose a ciò che aveva ricevuto in mattinata.

“Ciao Seb, come va? Anche questa poesia è semplicemente splendida. Le tue parole evocano amori non vissuti, amori che aspettano segnali e altro ancora. Che cosa ti turba? Sei un uomo criptico e un po’ ermetico, perché non essere più chiari? Inviami ciò che vuoi, mi piace leggerti. Le tue due poesie mi hanno fatto compagnia in questi giorni e hanno aperto cassetti chiusi e rinnovato speranze quasi morte. Manda, manda, manda tutto ciò che vuoi.

Appena puoi combiniamo una colazione o magari un pranzo? Così possiamo parlare meglio di queste poesie.

La tua Prof. Marta.”

La mail partì e in pochi secondi attraversò i cavi arrivando nella casella di Sebastiano. Poco dopo l’uomo aprì la sua posta e con immenso piacere lesse ciò che Marta aveva scritto per lui e per i suoi scritti. Lo colpì soprattutto la sensibilità con cui analizzava e commentava le parole ed i versi.

Per Sebastiano era importante che qualcuno leggesse i suoi scritti e soprattutto che li capisse. L’uomo era molto emozionato, piacevolmente turbato da questo evento. Immediatamente, senza pensarci su, inviò uno scritto un po’ più corposo, accompagnato anche da un file musicale.

Sembrava un bambino davanti ad un panino ripieno di nutella, nutella che grondava dai bordi abbondantemente, colava e scendeva, fino a toccare terra. Sebastiano era felice per questo incontro, gli dava forza e gratificava una parte di sé. Subito dopo aver inviato la mail a Marta, tralasciando l’appuntamento per una eventuale colazione, riprese a scrivere una mail, ma la inviò a Gabriele.

La mail era chiara, Sebastiano era felice che qualcuno fosse interessato ai suoi scritti, alle sue poesie, al suo modo di pensare, elogiava anche Marta, descrivendola come donna bella, sensuale e sensibile, circondata da un velo di tristezza, ma interessata e presente. Sottolineò spesso le frasi manda, manda, tutto ciò che vuoi. E ancora le parole speranza e morte. Inoltre sottolineò la “confidenza” nata fra i due, evidenziata dal fatto che si chiamavano rispettivamente Prof e Seb.

Fra i due amici vi fu una serie di mail molto fitte, Sebastiano descrisse in modo eccellente le emozioni che provava e la dolcezza che sentiva nei confronti di Marta. Quel velo di tristezza, celato da uno splendido sorriso, lo affascinava, ma in realtà Sebastiano era affascinato dai pensieri della donna, dal suo modo di vivere la vita. Sibilline e causa di pensieri furono le parole di Gabriele, risoluto e pratico, come suo solito.

“Tu, caro Sebastiano, conosci le aspettative che Marta si è creata sul vostro rapporto? Ciao a presto.

Gabriele.”

Questa risposta scosse Sebastiano fin dentro l’anima. Quali erano le sue aspettative nei confronti di Marta, perché continuava ad insistere in questo rapporto, seppur virtuale? Era affascinato solo dai pensieri? O vi era dell’altro? In fondo un uomo e una donna che s’incontrano sono come due calamite di poli opposti, si attraggono e non solo per i pensieri, anche per altro. Ecco, questo turbava Sebastiano. Questa attrazione, ancora non ben definita, era un tradimento nei confronti della moglie? Rossana era sicuramente amata, ma forse era lontana dai pensieri dell’uomo, per via di una cultura diversa. O era lontana anche da altro? Con questi pensieri, instillati dalle mail scambiate con Gabriele, Sebastiano andò a dormire. La moglie era accanto a lui, dormiva serena, stanca dopo una giornata di lavoro anche domestico, alle prese con cucina, bambine e panni sporchi.

Anche i panni di Sebastiano, anche quelli…L’uomo non riusciva a dormire, il respiro della donna riempiva la stanza. La mano di Sebastiano dolcemente accarezzò i capelli della moglie, erano morbidi, setosi, erano i capelli di una donna, di una mamma, la mamma dei suoi figli. Improvvisamente il viso di Marta comparve nei suoi pensieri e le parole di Gabriele stilettarono il cuore dell’uomo.

Niente sonno quella notte, solo pensieri confusi e molto umani, troppo umani. Questa situazione era sicuramente da chiarire, soprattutto con se stesso. Sebastiano dava all’amore un valore enorme, l’amore è il carburante della vita, le sensazioni fisiche provate, ancora non ben definite, però, davano un significato diverso al suo modo di vedere le cose. Perché era capitato a lui? Questa deviazione di pensiero che significato aveva? Quante domande senza risposte…

Notte incredibilmente piena di sogni per Marta, sogni chiari, espliciti: sognò un bacio con Sebastiano, un bacio nato al bar, dietro una parete, vicino al bagno. Questo bacio fu così reale che la donna sentì l’eccitazione crescere a tal punto che si svegliò di soprassalto, in preda ad una tachicardia di notevole importanza. Sentiva il cuore battere ad una velocità spaventosa e l’ossigeno mancare dai suoi polmoni, annaspava, morsicava l’aria della stanza, sudava in maniera copiosa. Perfino Alberto, stranamente a casa, si accorse di questa situazione, dopo una rapida occhiata, però, si girò su un fianco e si riaddormentò. Quel sogno rimase nei pensieri di Marta, presente per quasi tutta la notte, notte che passò quasi completamente in bianco.

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