Marta che guarda il cielo – Quattordicesima puntata

Capitolo 14°

Quella mattina Marta doveva recarsi a scuola ad un orario diverso dal solito, una riunione improvvisa ruppe la routine. La sveglia non suonò, sembrava volesse fare restare Marta a casa. Fortunatamente un raggio di sole accarezzò il suo viso ancora addormentato, il lieve tepore le fece aprire gli occhi, poi balzò dal letto. Quando vide l’ora tarda, immediatamente si fiondò in bagno, lavò il viso e passò della semplice crema idratante: troppo tardi per il trucco, troppo tardi anche per scegliere gli indumenti con cura.

Prese un paio di pantaloni di cotone rosso fuoco, indossati una volta sola e una camicetta azzurra, scarpe senza tacco, le classiche paperine, e via in auto, con i capelli scompigliati dal vento e il seno visibile fra un bottone e l’altro. Parcheggiò l’auto dietro ad un isolato dalla scuola, orario impossibile per trovare un posto. Andò di corsa verso la riunione ma appena dietro l’angolo incontrò Sebastiano, addirittura fu uno scontro, così improvviso da far smuovere le viscere.

Ciao Marta, a momenti mi butti giù!”

Marta arrossì di colpo, lo sguardo di Sebastiano le passò attraverso, smuovendo emozioni ed umori.”

Scusa, scusa sono di corsissima, ho una riunione di lavoro e sono in ritardo!” disse questo respirando a pieni polmoni, per la corsa fatta, il suo seno premeva ancor di più sulla camicetta. Il collo reclinato a sinistra, regalava pezzi di pelle alla vista di Sebastiano, che lasciò cadere il suo sguardo sul corpo della donna. Improvvisamente, come se si svegliasse da un sogno, estrasse dalla tasca un bigliettino, scritto a mano e disse: “Qui c’è la mia mail, scrivi se vuoi, io rispondo, magari posso rispondere anche dal lavoro, senza mandare messaggi al cellulare, ti invio qualcosa di mio ti va?”

Certo che mi va! Che domande fai?”

Marta era piantata sulle gambe, sembrava non volesse andare via, anche se era tardi, quindi Sebastiano la scosse, dicendo: “Dai vai, vai, così poi potrai leggere la mail, ciao!”

Ciao, ciao, vado via, mi spiace, ma devo…”

Corri, se hai fretta, vai!”

Marta prese il biglietto, lo strinse fra le mani come fosse un preziosissimo reperto archeologico, poi appena voltò l’angolo, si fermò, aprì la mano, chiuse gli occhi, mise il biglietto vicino alle narici e lo annusò con avidità. Voleva sentire il suo profumo, il suo aroma, lo fece chiudendo gli occhi, così l’immaginazione poteva volare ovunque. Infine, con estrema cura, prese il biglietto e lo ripose nel portamonete, fra la patente e la carta d’identità. Con un sorriso sulle labbra e sul cuore iniziò a correre per compensare il ritardo dovuto all’incontro imprevisto.

Arrivò a scuola, appena in tempo, entrò in aula riunione e si sedette accanto ad Eleonora, che la guardò di traverso da dietro gli occhiali, messi per leggere i verbali. La riunione iniziò, il dirigente scolastico sciorinava dati e progetti, numeri, nomi e altro ancora. Marta vedeva muovere le labbra, vedeva muovere le mani, ma in realtà non ascoltava nulla di ciò che usciva dalla bocca del dirigente. Il suo sguardo era fisso, accompagnato da un tiepido sorriso, che non si mosse mai dal suo viso.

Ad un certo punto Eleonora le diede un calcio da sotto il tavolo, questo gesto scosse la donna che apparentemente riprese ad ascoltare, ma poco dopo nuovamente il suo sguardo si perse nella stanza, senza vedere la realtà. Come presa da un raptus di follia, afferrò il portafogli nella borsa e ne controllò il contenuto. Il biglietto era al suo posto, ma del resto chi avrebbe potuto sottrarlo a Marta? Avrebbe difeso il biglietto come una leonessa appena diventata madre, una leonessa che difende i suoi cuccioli indifesi, ciechi e profumati di latte materno.

La riunione finì con un applauso scrosciante, Marta si adeguò al resto dei presenti e cominciò a battere le mani, ma un sorriso intimo le fece capire che la sua presenza alla riunione era stata del tutto inutile, anzi, a dire il vero no, senza questa riunione improvvisa non avrebbe incontrato Sebastiano e di conseguenza non avrebbe avuto il suo indirizzo e-mail. Tutto aveva un senso.

Ancora qualche minuto e Marta avrebbe preso possesso della classe per la lezione, ma prima, sgusciando via dagli sguardi di Eleonora e di Marcella, con fretta celata, entrò nella sala professori, dove vi erano dei computer.

Si sedette alla scrivania, il suo cuore batteva a mille, si sarebbe sentito standogli accanto, la sua fronte era imperlata di sudore, le mani pure. Prese il portafogli dalla borsa ed estrasse con cura il biglietto. Appoggiò la preziosa reliquia accanto alla tastiera, nervosamente afferrò il mouse e cliccò sopra l’icona di Internet. La lentezza del computer irritava la pazienza della donna che tamburellava concitatamente con le dita sulla scrivania, poi la schermata si aprì. Una pubblicità imposta rallentò ancora di qualche secondo il login.

Eccoci finalmente” pensò Marta, subito dopo aver digitato username e password. Un’occhiata all’indirizzo di Sebastiano, che digitò sull’apposita casella, e poi, come testo, un semplice: “Ciao, sono Marta.”

Clic ed il messaggio partì veloce come solo in Internet può fare. Marta era ancora più felice, aveva un contatto in più, un aggancio in più, una speranza in più.

Poi via, di corsa a casa, dimenticandosi di salutare Eleonora, passando davanti a Marcella, senza nemmeno vederla, dando adito alle sue peggiori curiosità. Le scale furono saltate come un pasto in periodo di dieta e la strada che portava a casa fu percorsa al limite della legalità. Furono almeno tre i semafori passati con il giallo e i pedoni sfiorati dall’auto stessa. Perché questa fretta? Semplice: voleva connettersi ad Internet con tutta calma ed aspettare la risposta di Sebastiano.

Aprì la porta di casa e immediatamente si accorse che nell’aria vi era qualcosa di strano, un buon profumo invadeva le stanze, in particolare il bagno, dove era entrata per lavarsi un po’ di sudore. Era evidente che Alberto si era fatto la doccia e aveva usato dosi abbondanti di bagnoschiuma e profumo.

Il caos nel bagno era totale. Accappatoio per terra, accanto a slip e calze sporche, maglietta della salute apparentemente bianca, con il collo unto e grigio. Il caos era normale, l’anormalità erano la doccia a quell’ora del giorno, il bagnoschiuma e il profumo, il tutto accompagnato dalla sua assenza. Marta non voleva pensare a questo, si sedette davanti al pc e pigiò il tasto dell’accensione. Nervosamente, come a scuola, attese che la connessione fosse attiva.

Aprì la sua casella…e…nulla, ancora nulla. Poi ci rise sopra, erano passati sì e no trenta minuti dal momento in cui aveva inviato la prima mail. Magari Sebastiano non aveva nemmeno acceso il computer, stava lavorando in effetti. La delusione comunque fu palpabile, la donna decise di spegnere il pc e dedicarsi ai lavori di casa. Avrebbe avuto tutta la serata per guardare la posta.

Si recò in bagno per riassettare il disastro ambientale che aveva combinato Alberto. Raccolse la maglietta e la depose dentro il cestone, già pieno di altra biancheria, poi passò ai pantaloni. Un pezzo di carta bianco attirò la sua attenzione, le tasche vanno svuotate prima mettere i panni in lavatrice, i fazzoletti e gli scontrini si sbriciolano e lasciano pezzetti grigiastri ovunque.

Marta estrasse con le dita il pezzetto di carta, stava per arrotolarlo e farne una pallina, quando il suo sguardo cadde sulla parte nera, che riportava un indirizzo conosciuto. Poi gli occhi scesero ancora e ancora più giù, fino a quando una forte emozione la percorse da capo a piedi: lo scontrino era stato emesso il giorno prima, era lo scontrino di una gioielleria e la cifra era di quelle importanti: 1350 euro.

Quale ricorrenza era vicina? Marta iniziò con calma a ripassare mentalmente i compleanni delle persone conosciute, il suo no, era decisamente lontano, quindi? Non le veniva in mente nessuna ricorrenza che giustificasse quella cifra. Immediatamente pensò ad un’altra donna, questo fu il primo pensiero.

Alberto con un’altra donna? Proprio lui? L’uomo con i piedi attaccati al pavimento e gli occhi attaccati al monitor dei videogiochi poteva avere un’altra donna? Sembrava tutto chiaro, il profumo, la sua assenza, tuttavia Marta dirottò i suoi pensieri e i suoi sensi di colpa la avvilupparono come stella marina che aggredisce un mollusco, era lei la colpevole, era lei che pensava male.

Sicuramente Alberto aveva cambiato idea sulla sua paternità e sul desiderio di avere dei figli e forse voleva chiederle di provare a concepire un figlio e la dichiarazione, per essere degna, doveva essere accompagnata da un dono importante.

Finito di riassettare il bagno ed il resto della casa, indossò la sua tuta e, spogliandosi, si guardò allo specchio. “Sono ancora bellapensò fra sé e sé, guardando i seni mai toccati da labbra di bimbo, seni ancora sodi e tondi ma vuoti di vita, come li definiva lei. Il suo autoelogio era un modo per darsi speranza, speranza mai sopita di maternità e di amore forse mai avuto. Anche i glutei furono oggetto dei suoi complimenti.

Sorrise mentre li guardava, il suo pensiero volò a Sebastiano, chissà se lui aveva notato le sue forme, sicuramente sì, ma mai aveva detto qualcosa a riguardo, troppo discreto, troppo serio. Uscì da casa, sbattendo la porta, e, come sempre, il rumore la scosse dentro, ma così facendo chiudeva con i cattivi pensieri, con la tristezza a volte esagerata, che la avviluppava e la fagocitava.

Un po’ di strada e poi il parco, grande, verde, ricco di colori e vita…la strada si insinuava dentro un bosco di querce e pioppi, un tiepido ottimismo copriva la mente di Marta.

Dopo la corsa corroborante, la donna entrò esausta a casa, il suo primo pensiero fu quello di accendere il pc e di controllare la mail, ma trattenne questo impulso, non voleva incassare un’altra delusione. Entrò in bagno per fare la doccia, lasciò la porta aperta per fare circolare l’aria. Mentre l’acqua scorreva togliendo stanchezza e sudore, Alberto entrò in casa, evento insolito, vista l’ora. Marta lo vide furtivo accanto al mobile della cucina, sembrava cercasse qualcosa, poi lo perse di vista. All’improvviso Alberto entrò in bagno, dicendo: “Esco di nuovo, avevo dimenticato un documento, ciao!”

Ciao!” rispose Marta, senza chiedere nulla.

Certò trovò strano anche questo, c’era, però, il pc da aprire e la posta da controllare, nulla poteva distogliere la donna dal farlo. Quindi, dopo essersi asciugata con cura e aver disegnato un cuore sullo specchio appannato, si posizionò davanti al monitor.

Solito rituale, solito tempo di attesa, percepito come un tempo lunghissimo e poi finalmente si aprì la pagina della posta: un nuovo messaggio nella casella. Era lui, era proprio lui, Sebastiano. Il cursore del mouse tremava come il cuore di Marta. Nella mail vi era anche un allegato, ma prima lesse l’oggetto, “Solo per Te.”

Già questo sembrava un buon inizio, solo per Te… Nello spazio predisposto alla lettera vera e propria vi era un semplice CIAO, quindi l’allegato era la cosa importante. Allora, le mani della donna tremanti e speranzose pigiarono sulla graffetta e quasi immediatamente si aprì un documento con su scritto come titolo: “Poesie per un anno”.

In questo documento vi erano dodici poesie, la prefazione, scritta sempre da Sebastiano spiegava che il titolo era nato dal fatto che, tempo prima, in un periodo di grande tristezza e di difficile ispirazione, in un momento lungo un anno, aveva scritto con enorme fatica una poesia al mese. Marta lesse avidamente le dodici poesie, ma una su tutte la colpì:

ASPETTO CHE ARRIVI

una volta ti ho visto.

una volta ti ho sorpreso.

una volta mi hai sorpreso.

Ti aspetto, ora e sempre.

Queste parole, semplici e limpide, entrarono immediatamente nel cuore di Marta. A chi era dedicata questa poesia? La data sembrava una profezia, era stata scritta nel periodo in cui Sebastiano frequentava la scuola dove Marta insegnava, nel loro primo incontro. Poteva essere lei la persona che Sebastiano aspettava? Era dunque possibile che anche Seb provasse un sentimento nei suoi confronti ma non avesse il coraggio di esprimerlo? Quando era rimasto sorpreso? Era proprio lei la persona che aspettava?

Marta si sentiva accaldata, emozionata, felice, eccitata. Provò un intenso piacere fisico nel leggere le poesie di Sebastiano. Un tremore al basso ventre la rapì per un momento, un lungo momento, un piacere di cui non aveva quasi più ricordo.

Le sue mani accarezzavano i seni, scendevano lungo le gambe. Poi si fermò.

Ma cosa sto facendo?” si chiese ad alta voce.

Proprio in quel momento, la chiave nella toppa girò, restituendo il rumore classico della porta che si apre. Alberto era nuovamente in casa. Marta in tutta fretta chiuse la pagina della posta, non potendo neppure rispondere alla mail, meglio evitare queste cose con il marito nei paraggi.

In un’altra casa Sebastiano vide la notifica di lettura, anche lui era decisamente turbato. Si chiedeva il motivo del suo atteggiamento, il motivo di questa attrazione, attrazione non ben definita in realtà. La bellezza di Marta avrebbe turbato molti uomini, ma Sebastiano, che voleva andare oltre, si poneva domande più profonde, domande che spaziavano dal mistico al profano.

Aveva timore di questa situazione, ma nel contempo era attratto, come un bimbo che assaggia la marmellata per la prima volta, ne ricorda il gusto e cerca di rubarla di nascosto. Perché nascondersi? E da chi poi? O da cosa? Il suo era un tentativo di fuga o un tentativo introspettivo di conoscenza? Rimase inerte davanti al computer, per almeno un’ora, cercando di assaporare e capire tutte le sue sensazioni. La moglie passava senza dare perso all’atteggiamento meditabondo del marito, che spesso si isolava per creare poesie e scritti. Il cuore dell’uomo batteva all’impazzata, cercava di essere naturale, ma qualcosa, le sue sensazioni, turbava la sua serenità.

Era necessario un confronto, un parere esterno, un parere lucido, non influenzato da sensazioni confuse di difficile interpretazione. Vista l’ora tarda, Sebastiano andò a dormire, ma prima, con frenesia adolescenziale, inviò una mail all’amico Gabriele, descrivendo semplicemente gli avvenimenti, senza soffermarsi sulle emozioni, perché, per descrivere quelle, era necessario un incontro a tu per tu, dove gli occhi s’incrociano e gli sguardi parlano senza veli, senza timore, liberi di esprimersi.

Giunse la sera, senza che Marta potesse aprire il computer e di conseguenza la posta. Alberto era rimasto a casa ed era stranamente allegro, fischiettava e cantava e girava spesso intorno a Marta, addirittura la baciò sul collo mentre cucinava, gesto che sorprese a tal punto la donna, che rimase impietrita e sconcertata, anche se continuò a cucinare la frittata con gli spinaci, che scoppiettavano vivacemente nella padella. Mentre guardava le uova rapprendersi al calore del fuoco, si chiedeva il motivo di questi strani atteggiamenti da parte del marito, senza riuscire a darsi risposte. Ripassò a mente la strana giornata di Alberto, lo scontrino, l’entrare ed uscire di casa, il suo girarle attorno.

Sarà la primavera…” pensò ad un certo punto, dopo un ennesimo bacio sul collo, seguito da una ritirata repentina. A tavola Marta mise dei fiori, il vaso era molto grande e creava una barriera fra i due. I fiori grandi, alti e molto colorati, aumentavano ed accrescevano la barriera, ma anche qui Alberto la sorprese e spostò l’ingombrante oggetto, lasciando passare gli sguardi e le parole.

Buona la frittata, sei un’ottima cuoca!”

E’ una frittata, mica caviale, ma grazie per i complimenti!”

Alberto era solito trangugiare i cibi di ogni tipo senza nemmeno masticare, aveva fretta di finire per poter andare a giocare ai suoi video giochi e poi abbandonarsi e affondare sul divano. Anche dopo cena accadde qualcosa di incredibile, Alberto si alzò e iniziò a sparecchiare tavola, con estrema goffaggine, ma lo fece davvero, con estremo stupore di Marta, e dopo, per completare il tutto, si mise anche a lavare i piatti. Marta non disse una parola, guardò e basta.

Non capiva, ma non aveva nemmeno voglia di capire, poi chiese come per difesa, visto che questa situazione la imbarazzava: “Non vai a giocare ai video giochi?”

Oggi mi concedo una sola partita.”

Poi chiuse il discorso, con un sorriso beffardo e anomalo.

Va bene, vado un attimo al computer e poi guardo la tv.”

Marta voleva rispondere alla mail a tutti i costi, voleva vedere se ve ne erano altre. Con fretta controllata, spinse il pulsante dell’accensione del pc, sbirciando dal lato dello schermo la cucina, dove Alberto stava completando la pulizia. Quando il monitor si accese, cliccò immediatamente sull’icona di Internet. La prima cosa che fece però fu quella di cambiare la password. La vecchia, in uso da anni, sicuramente era anche conosciuta da Alberto. Digitò la nuova, sebastiano65 ,mentre digitava, immaginava le sue dita, sulle labbra di Sebastiano, dita che sfioravano i contorni e poi scendevano al collo, alle orecchie e infine ancora giù. Subito smise di pensare a questo, altrimenti la sua attenzione si sarebbe focalizzata su sensazioni antiche, voleva rispondere alla mail.

Caro Sebastiano, la tua poesia ha toccato le corde della mia anima, la trovo meravigliosa e densa di significati, se vuoi invia anche altro, sarò lieta di leggerTi.

Grazie

Marta.”

Spedì immediatamente la mail, facendo ben attenzione a chiudere tutto, visto che Alberto era nei paraggi. In realtà avrebbe voluto scrivere molto altro nella mail, voleva sapere ad esempio se era lei l’oggetto della poesia e perché lo aveva sorpreso. Era emozionatissima: ma allora veramente Sebastiano l’aspettava? Avrebbe voluto porgli questa domanda, ma il coraggio le mancava. Questa poesia aveva riempito il suo cuore di grande speranza. L’ansia per la risposta era palpabile, ma non poteva pretendere una risposta immediata.

Si preparò per andare a letto, era ancora presto, ma le serate in casa erano così. Quindi, dopo essersi struccata, indossò la camicia da notte e si infilò nel letto, con la tv accesa, a guardare, o meglio, a fare finta di guardare personaggi urlanti che si muovevano come scimmie allo zoo. Qualcosa di strano era nell’aria. Sentì il rumore della doccia che scrosciava: Alberto era sotto l’acqua, cosa rara e inusuale, perché lui faceva la doccia quasi esclusivamente al campo sportivo. La doccia fu particolarmente lunga, Marta già pensava al disordine che avrebbe poi dovuto sistemare.

Quando l’acqua fini di scorrere, vi fu un altro intervallo, durante il quale il silenzio fu protagonista. La porta si aprì e Alberto entrò in stanza da letto, indossando semplicemente degli slip bianchi. Senza dire una parola si sdraiò accanto alla moglie e si mise a guardare la tv. Marta era addirittura imbarazzata, aveva accanto a sé Alberto sveglio, in slip. Sentiva profumo di pulito e sentiva il suo respiro, lo vedeva con la coda dell’occhio, sembrava volesse controllare le sue mosse. Erano le 20.30, troppo presto per dormire, troppo presto anche per fare finta di dormire…

Alberto delicatamente si avvicinò alla moglie le sue labbra si poggiarono sul collo, libero da indumenti, poi arrivarono alle labbra, dove trovarono una piccola barriera. Marta non voleva fare nulla, ma come giustificare un rifiuto? Ancora un rifiuto? Dischiuse le labbra, lasciando spazio ad Alberto, che si insinuò, con delicatezza anche troppo esagerata.

Marta pensò vorticosamente: “Che cosa vuole adesso? Cosa? Non ho voglia, non mi va, vediamo dove vuole arrivare, magari un solo bacio e nulla più.

Alberto invece voleva anche altro. Le sue mani frugarono dentro la camicia da notte, toccando i seni sodi e mai pieni di latte. Marta non provava nulla, solo un tocco, nulla di più. Poi il marito si mise sopra di lei e iniziò a spogliarla. Marta lasciò fare, in fondo erano marito e moglie. Divaricò le gambe, senza voglia alcuna, senza eccitazione alcuna. Sentì Alberto entrare dentro di lei, con qualche difficoltà, senti anche un lieve dolore, poi i baci ed il fiato caldo e le mani. Rimase quasi ferma, non un gemito, voleva fingere, ma prevalse l’onestà. Alberto continuava a muoversi quasi come un automa, poi lo sentì gemere, mentre le labbra si univano e si staccavano. Un sorriso, e l’uomo si alzò.

Marta rimase attonita, Alberto aveva fatto l’amore con lei e aveva rilasciato il suo seme dentro la donna, senza chiedere nulla. Si ricordava che non prendeva più la pillola anticoncezionale da due anni almeno?

Appena l’uomo uscì dal bagno Marta vi entrò, lavandosi abbondantemente, cercando di togliere ogni traccia del rapporto stesso. Provava una sensazione di disagio, di estremo disagio. Si rese conto che, per sopportare un rapporto con Alberto, la sua mente si era rivolta altrove, aveva immaginato Sebastiano sopra di lei, ma cercò anche di cancellare questo pensiero, sentendosi come sempre in colpa, anche per un pensiero. Per un attimo aveva provato quasi realmente la sensazione di avere Sebastiano accanto, gli occhi chiusi lasciavano spazio all’immaginazione. Poi tutto era finito, il gemito di Alberto e la sua voce avevano favorito il ritorno alla realtà. Il letto occupato ancora da Alberto la accolse. Non una parola. Solo silenzio e rumore di tv. Fortunatamente il marito si addormentò quasi subito, regalando tutto quello che non si vuole sentire. Anche Morfeo si prese cura della donna.

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