Marta che guarda il cielo -Dodicesima puntata

Capitolo 12°

Ore 7.00: la luce filtrava dalle tapparelle nella casa di Marta, disegnando zebre luminose sopra le pareti ed il letto, sfiorando l’armadio. Gli occhi si aprirono spontaneamente, la sveglia era un inutile attrezzo che si caricava di energia donando poi ansia e fretta. La donna scese dal letto, conscia di avere molto tempo a sua disposizione, l’appuntamento era per le dieci e nel frattempo non vi era lezione, quindi poteva prepararsi con estrema calma, scegliere accuratamente i vestiti e curare bene il trucco. Prima di tutto mise sul gas la caffettiera, che subito poco borbottò, avvisando che le nera bevanda era pronta. Il profumo di caffè si poggiò su ogni mobile della casa, regalando aria di famiglia, famiglia che non c’era.

Un sorso, le labbra si scottarono, poi un altro, mentre lo sguardo inavvertitamente, o forse no, si trasferì sul cuscino vuoto, quello di Alberto, poi sulla foto del matrimonio, poi sul comodino con ancora il giornale aperto sulla pagina dello sport. Marta chiuse gli occhi e sorseggiò altro caffè, altre immagini si materializzarono sulle sue palpebre chiuse. Vide quello che voleva vedere, non quello che in realtà era presente.

Era giunto il momento del trucco, lo specchio come compagno, come strumento di discussione. La matita scorreva sul contorno degli occhi, il rimmel, non esagerato, inarcava le ciglia, la terra dava colore al pallore della solitudine, il rossetto scarlatto accompagnava parole non dette, le labbra socchiuse lasciavano passare il fiato, che sibilava come un fischio, come un vento che cerca di passare attraverso montagne dalle valli strette. Quel fiato era destinato a dare forma alle parole o era destinato a rimanere chiuso dentro i polmoni. Il rituale del trucco finì in fretta, c’era ancora tanto tempo da trascorrere nell’attesa.

Marta uscì. La porta, sbattendo, sembrava chiudere una vita. La giornata era stupenda, la primavera era sbocciata, il tepore era ovunque, i pollini fluttuavano leggeri e quieti, per poi impennarsi in traiettorie bizzarre, veloci, iperboliche, e infine fermarsi quasi del tutto.

Marta respirò a pieni polmoni quella voglia di vita, quella maternità che si vedeva ovunque, anche dove non c’era. Una passeggiata lungo il viale che portava al parco, anche qui alberi fioriti, pieni di foglie tremolanti al vento del mattino, tremolanti e gracili come lei, che sembrava spaventata per quello che doveva affrontare. Ormai le dieci erano vicine e il bar a un minuto solo, si vedeva già.

Marta non voleva arrivare in anticipo, voleva essere puntuale, quindi fece un altro giro dell’isolato, per rubare all’ansia ancora un minuto o due, poi le vetrine dell’Oasi regalarono alla strada la sua immagine riflessa. Salì gli scalini, il cuore batteva come un tamburo ad una manifestazione militare, si sentiva il ritmo fino alla gola, le mani sudate, la fronte imperlata, le minuscole goccioline riflettevano la luce, ancora un passo e fu dentro. Un’occhiata veloce per vedere se Sebastiano era già presente, ma i tavolini erano vuoti. Allora prese dall’apposito contenitore un tovagliolo e si deterse la fronte, togliendo via anche un po’ di terra e di tranquillità.

Poi un leggero tocco sulla spalla la fece sussultare. Si voltò e vide Sebastiano a pochi centimetri da lei. Un sorriso fece dischiudere le sue labbra, evidenziando il candore dei suoi denti e della sua anima. D’istinto si avvicinò all’uomo e gli diede un bacio sulla guancia…poi un altro…percepì quel profumo di pulito e dopobarba che molti uomini hanno, la pelle liscia strusciò contro la sua, un contatto che durò poco, ma che riuscì ad elettrizzare la donna, facendo vibrare l’addome.

Sebastiano aveva il suo solito sorriso velato di tristezza, capelli corti, ordinati, barba appena rasata. Indossava una camicia a maniche corte azzurra, con pantaloni di colore verde brillante. Marta lo trovò semplicemente meraviglioso. La camicia dentro i pantaloni evidenziava una pancetta tonda, non esagerata, una pancetta da papà e da marito, aveva anche un borsello di stoffa.

“Ci sediamo?” chiese Sebastiano, indicando un tavolino un po’ isolato.

“Nascondiamoci, non vorrei ci vedesse Marcella!”

Poi sorrise di gusto, mentre prendeva la sedia per permettere a Marta di sedersi. La donna era come ipnotizzata, rapita, faceva fatica a togliere gli occhi di dosso a Sebastiano, si rese conto di questo e cercò in qualche maniera di darsi un contegno, quindi abbassò lo sguardo, anche solo per vedere dove doveva sedersi. Era confusa, imbarazzata, evidentemente emozionata. Sebastiano chiamò Tony che immediatamente arrivò con il suo passo dondolante, ordinò due brioches e due caffè, come il solito.

“Marta che cosa mi racconti? E’ da un po’ che non ci sentiamo o vediamo, a scuola tutto bene?”

Marta guardava le sue labbra, le vedeva muovere, si accorse che avrebbe voluto appoggiare le dita su di esse e seguirne i contorni e poi appoggiare le sue labbra, fino a chiudere il bacio con un soffio. Subito cercò di riprendersi da quel pensiero.

“Sì tutto bene, ora va bene, sono stata un po’ male, malanni di stagione, ma ora va tutto bene, specialmente adesso. Marcella è la solita, si impiccia delle cose non sue, non sa vivere diversamente, è fatta così, non ha vita sua, vive delle vite degli altri, ma oggi è a lezione fino alle 12,00, possiamo stare tranquilli.”

Mentre parlava, però, i suoi occhi vagavano sulla figura di Sebastiano, lo accarezzavano, lo sfioravano, non finivano mai di immaginare, insieme alla mente, ciò che poteva essere in un’altra situazione. Era un’emozione difficile da controllare.

“E tu, cosa mi dici? Tutto bene?”

Sebastiano lasciò passare qualche secondo prima di rispondere, poi, abbassando il capo, disse di sì. Lasciò trasparire, però, un velo di tristezza che coprì Marta fino ad avvolgerla completamente, tanto da far dire alla donna con estrema franchezza: “No, tu mi nascondi qualcosa. Problemi al lavoro?”

“No, cioè sì e no, è un periodo in cui sono confuso, sono alla ricerca di qualcosa, ma non so cosa. La mia mente vaga, gira e si scontra contro pareti alte mille metri, si perde in labirinti di pensieri, e in altro ancora. Compongo, scrivo, ma non trovo sbocchi, nessuno sembra ascoltare il mio grido, i miei graffi nell’aria, nessuno, nessuno. In verità qualcuno lo fa, ma sono pochissimi. C’è ancora dell’altro, qualcosa che non capisco, una grande inquietudine mi prende, ho una continua ansia di ricerca. Non capisco, non capisco!”

“Beh! Se vuoi provare a definire meglio il problema io sono qui ad ascoltarti, a me farebbe poter essere di conforto.”

Sebastiano aveva gli occhi lucidi, guardava Marta, ma in realtà il suo sguardo andava oltre, oltre il suo corpo, oltre la sua mente, oltre i suoi stessi pensieri. La gaiezza sembrava essere sparita, avvolta in quell’alone di tristezza che emanava Sebastiano. L’uomo si accorse, però, della sua presenza trasparente, poco dopo si riprese e iniziò a parlare di altro. La brioche si frantumava nella bocca di Sebastiano, si sfaldava e nel frattempo il desiderio di Marta aumentava. Le parole dell’uomo avevano aumentato nella mente della donna l’idea che Sebastiano stesse vacillando, che la sua ricerca fosse la ricerca di un nuovo amore, di una nuova vita, una vita insieme a lei.

La colazione finì. I due si salutarono, questa volta Marta riuscì a strappare un appuntamento per la settimana successiva, sempre all’Oasi. Si separarono e Marta seguì con lo sguardo Sebastiano, che lentamente si avviava verso un destino apparentemente ignoto, osservava il suo passo, il suo atteggiamento verso la vita.

La donna era felicissima per l’incontro, le sue aspettative erano aumentate moltissimo. Certo, avrebbe voluto almeno baciarlo.

Dopo mezz’ora circa, quando Marta era già a casa, il suo cellulare squillò. Un messaggio di Eleonora.

“Tutto bene? Fammi sapere!”

“Tutto benissimo- rispose Marta, aggiungendo anche subito dopo- ho un altro appuntamento, nel frattempo vivo sperando, domani vengo a lavorare, ciao!”

Marta doveva iniziare a sistemare la casa, fra due giorni Alberto sarebbe tornato, non poteva far trovare quell’enorme disastro. Lei stessa non si capacitava di quella situazione, mai la casa era stata cosi disordinata e sporca. Sistemata la situazione con Sebastiano, poteva sistemare la casa. Ordinò soprammobili e pensieri, cercò di dare un ordine anche alle sue emozioni, emozioni che erano fortissime, vive, mai dome, contenute a fatica.

Avrebbe baciato Sebastiano, sì l’avrebbe fatto, magari la prossima volta avrebbe osato. Oppure no…forse era meglio vivere alla giornata o al momento. Riassettò la casa cantando, spalancando le finestre, per fare uscire la tristezza e l’odore della paura, paura di essere sola, paura di vivere una vita non sua. Il sole entrava nella casa, e Marta si beava di quella luce, faceva un bagno di speranza, un bagno nei sogni.

Sebastiano entrò in banca, luogo denominato sepolcro di vivi, definizione leopardiana ma consona al luogo e alle persone. Ultimamente il suo umore era altalenante, passava dalla speranza alla tristezza in poche ore, a volte in pochi minuti. Salutò per educazione i colleghi, un grugnito nascosto fra i denti, poi si sedette alla sua postazione, iniziò il suo lavoro. Passava da un ricordo ad un altro, da un evento all’altro, senza fermarsi un attimo.

Dopo circa due ore di lavoro ininterrotto, si prese una piccola pausa e aprì la connessione ad Internet per guardare la posta elettronica, una piccola finestra sul mondo, un soffio di vita in mezzo all’immobilismo del luogo. Una mail di Gabriele, con oggetto “Ciao” colpì la sua attenzione. Cliccò sopra per leggere il contenuto e rimase sorpreso da esso.

“Semplicemente ciao, io ci sono!”

Che cosa voleva dire? Sembrava chiaro: ci sono, sono qui, scrivi quello che vuoi, del resto la posta elettronica serve a quello. Immediatamente Seb, quasi per scaricare la tensione accumulata, scrisse, o meglio, descrisse l’evento della mattinata, cercando di evidenziare emozioni date e ricevute, gli piaceva parlare e scrivere di emozioni, anche la sua musica era basata su di esse.

Inviò la mail e in poco tempo ricevette la risposta, sicuramente Gabriele era on line. La risposta, sapientemente provocatoria, investì Sebastiano che, preso dal turbinio dei suoi pensieri, rispose anche lui immediatamente.

In poche ore, sicuramente il tempo lo permetteva, vi fu un fittissimo scambio di mail, che nonostante la freddezza del mezzo, erano ricche di profondità ed emozioni.

Una risposta di Gabriele, scosse Sebastiano, una su tutte: “Secondo te, che cosa vuole Marta dal vostro rapporto? Che aspettative ha nei tuoi confronti?

La risposta fu un chiaro: “Non ne ho idea.”

Ed era del tutto normale, anche perché pochi erano stati gli incontri, ma Gabriele cercava sempre di vedere oltre, oltre le normali apparenze. Ai due uomini piaceva questo “gioco”, insieme cercavano di svelare, attraverso queste lettere, i loro pensieri più nascosti, in una continua ricerca di se stessi, attraverso gli altri. Lo scambio di mail proseguì fino a tarda notte, accompagnato, dall’altra parte della città, da un fitto scambio di sms fra Eleonora e Marta.

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