Marta che guarda il cielo – Diciassettesima puntata

Capitolo 17°

La scuola era quasi giunta al termine, Marta voleva leggere le mail, ma nell’aula professori Marcella era sempre in agguato e a casa Alberto scrutava di nascosto le sue mosse, quindi doveva trovare una soluzione. Approfittò dell’intervallo, quando il trambusto era massimo, si fiondò nell’aula professori e accese il pc.

Immediatamente Marcella si posizionò dietro nell’intento di spiare ciò che faceva la collega. Allora Marta, presa da enorme coraggio e sfacciataggine, aprì la sua casella di posta elettronica e cliccò su crea messaggio, senza mettere alcun indirizzo, posizionò il cursore sulla zona dedicata alla scrittura del testo, selezionò il carattere più grande e, vedendo Marcella dietro, scrisse a caratteri cubitali: “Ciao, la collega sta spiando ciò che sto scrivendo, la sua curiosità è pari alla sua inettitudine, non ha vita sua, vive di vite altrui… poveretta, mi spiace tanto per lei…”

Sentiva la rabbia e la frustrazione di Marcella penetrare la sua carne, affondare fino al cuore e trafiggerlo, sentiva tutta la sua cattiveria trattenuta a forza, tutta la sua curiosità non soddisfatta. L’aria mancò a Marcella, che con indifferenza proseguì oltre, restando, però, nei paraggi, per sfruttare ogni possibilità per nutrire la sua vita vuota.

Con Marcella fuori combattimento Marta riuscì ad aprire il file inviato da Sebastiano. Era un file relativamente grande, non era una semplice poesia. L’oggetto della mail era “Il Voto”. Decise di aprire ed in effetti le pagine erano moltissime: 130. Ebbe la tentazione di stampare il tutto, ma la lentezza della stampante ed il rumore avrebbero sicuramente attratto Marcella, che senza problema alcuno, con una futile scusa, avrebbe preso possesso dello stampato, per poi scusarsi per l’errore. Quindi rinviò la pratica a casa, rispondendo semplicemente con un “Grazie”.

Chiuse il programma e passò davanti a Marcella, sorridendo dolcemente, causando un attacco di tic mai visto prima. Preso il cellulare, inviò un messaggio a Sebastiano, sfidando se stessa e tutta la sua discrezione.

Ricevuto il file, sarà mia premura leggerlo al più presto, ciao la tua Prof.”

Era felice per queste attenzioni e curiosa per il contenuto, il suo sorriso era luminoso come il sole del mattino, diretto, pulito, schietto. I suoi occhi risplendevano, solo l’affanno, sempre più opprimente oscurava la sua gioia.

Al suo rientro a casa vide Alberto al computer. La cosa non la preoccupava, aveva cambiato la password d’accesso alla sua casella mail, quindi si avvicinò e Alberto disse con voce trionfante:

Ti piacerebbe fare una settimana di ferie in questo centro benessere? È in Trentino, un po’ di relax farà bene a tutti e due, i prezzi sono accettabili, se prenotiamo ora abbiamo un ulteriore sconto.”

Marta non credeva alle sue orecchie, come mai tutte queste attenzioni? Una settimana in un centro benessere?

Sì, per me va bene, ho giusto bisogno di riposarmi un po’ e anche tu ne hai diritto.”

Poi mise una mano sulla spalla del marito e provò un senso di profonda colpa e tenerezza. Pensò con disagio che lui programmava le vacanze, mentre lei in passato lo aveva tradito e ora i suoi pensieri erano spesso, anzi sempre, rivolti a Sebastiano. Si sentì un verme, una donna di poco conto, una donna egoista, incapace di godere delle gioie della vita. Probabilmente Alberto a modo suo l’amava e lei era un’ingrata. Si era anche rifiutata di fare l’amore con lui…altro che altra donna, era lei la colpevole.

La sera Alberto uscì, Marta approfittò per stampare il file di Sebastiano, ma non riuscì a leggere nemmeno una pagina, una profonda stanchezza prese possesso di lei e il sonno fu presto padrone .

Trascorsero due settimane, Marta era prossima a partire per le ferie, ma prima voleva vedere Sebastiano, che nel frattempo continuava a scriverle mail ed inviare poesie e racconti, al momento ancora non letti, ma prossimi alla lettura.

Una mattina, dopo uno scambio di sms, i due s’incontrarono in un bar per la colazione. Sebastiano arrivò come sempre puntuale e sorridente, un sorriso oscurato un po’ da un alone di tristezza, Marta era emozionata come sempre e, appena lo vide, il suo cuore iniziò a battere all’impazzata. Si sedettero ad un tavolino. Marta sentiva il respiro di Sebastiano sfiorare il suo viso, avrebbe voluto avvicinarsi ancora un po’per vedere meglio le sue labbra e per sentire anche il battito del suo cuore. Si accorse che la sua eccitazione stava crescendo, nonostante il discorso fosse tranquillo e nulla di erotico o sessuale fosse presente.

Marta osservava Sebastiano, osservava e immaginava. Inavvertitamente la sua mano sfiorò quella di Sebastiano, che rimase immobile ed indifferente al gesto. Chissà cosa stava pensando l’uomo? Era anche lui attratto dalla donna? I loro sguardi s’incrociarono e un forte senso d’imbarazzo colse Marta, che abbassò gli occhi. Poi si alzò e andò in bagno, voleva darsi una rinfrescata, il caldo stava diventando quasi insopportabile.

Mentre si sciacquava il viso e l’acqua fresca tonificava anche l’anima, sperava che Sebastiano si alzasse e la raggiungesse. Magari, riparati dai muri, avrebbe osato di più, magari il fatto di essere in uno spazio angusto avrebbe favorito un bacio e poi un altro e un altro ancora e poi fuggire via a casa o…

No, no, no…non devo correre- pensò Marta- non devo correre! Prima devo essere sicura del suo amore.”

Un’ombra dietro la porta illuse la donna, ma era solo un avventore in attesa del bagno libero. Marta ritornò al tavolino, dove Sebastiano aspettava con tutta la sua innocente semplicità. L’uomo aveva in mano un piccolo pacchetto, di colore rosso fuoco, che spiccava sopra la tovaglia gialla. La donna si avvicinò e si sedette nuovamente, ormai i caffè erano finiti e la tazzina non copriva più gli sguardi. Sebastiano porse il pacchetto a Marta. La donna, piena di emozione, non riuscì a proferire parola.

Lentamente scartò il pacchetto, poi aprì la scatola, assaporando con le dita, con la mente e con il cuore quel momento. All’interno della scatola, vi era un braccialetto di cuoio, con dei pendagli dorati, che raffiguravano figure simboliche quali maternità, vita, acqua, terra e fuoco. Inoltre un altro ciondolo riportava il suo nome, Marta, inciso. Un braccialetto molto semplice ma di rifinita fattura.

La donna era felicissima, solo riuscì a dire un “Grazie, non dovevi!” frase di circostanza che si accompagna in queste situazioni.

Indossò il braccialetto. Seguì dopo un silenzio lunghissimo e imbarazzante, in cui avrebbe voluto dire: “Sai Sebastiano, ho sognato di baciarti, penso di essermi innamorata di te. Ora anche mio marito Alberto sembra nuovamente interessato a noi, ma tu sei sempre e costantemente nei miei pensieri. Tu mi ami? Dimmi mi ami?”

Ovviamente queste parole rimasero nella sua testa, non uscirono, anche se il suo volto parlava senza muovere le labbra.

Cercando di cambiare pensiero, disse: “Io e Alberto, fra qualche giorno partiremo per una settimana di ferie, andremo in Trentino, in un centro benessere. Ha organizzato tutto mio marito, cosa insolita, ma va bene. Ho bisogno di riposo, sono veramente stanca e poi, come sai, il nostro rapporto è piuttosto fiacco oramai.”

Mentre diceva questo, la sua mano accarezzava il braccialetto, con le dita ne assaporava i contorni, si lasciava pungere dalle punte delle fiamme dorate, si lasciava accarezzare. Era bella la sensazione fra le dita, mentre parlava a Sebastiano del traballante rapporto con il marito, argomento già trattato in passato.

Il vero fulcro del suo pensiero, tuttavia, era altro: Sebastiano, l’uomo davanti a lei, che prendeva possesso del suo cuore. Ribadire che il rapporto fra lei ed Alberto era ormai una sorta di convivenza fittizia, voleva lasciare intendere che poteva essere libera, sì libera, senza ripensamento alcuno.

Sebastiano si accorse del tocco al braccialetto, del pensiero della donna che urtava contro i suoi occhi. Anche lui era decisamente turbato, forse troppo, mai come in quel momento, infatti non si alzò dal tavolo, temendo lo sfiorarsi, temendo le stanze senza avventori, temendo se stesso e il male, che secondo lui era sempre presente accanto al bene, un male tentatore, capace di distruggere in un soffio mefitico tutto ciò che si era costruito con fatica, in anni di sacrifici fisici e spirituali.

Questa volta, però, la sensazione fisica era forte, fortissima, l’uomo rimase paralizzato, quasi vergognandosi di se stesso, ma gongolando anche di questa emozione, che arricchiva il suo cuore.

Per mettere tutto su un piano di realtà disse: “Beh! Questa vacanza è un’ottima occasione per ravvivare il tuo rapporto.”

Marta si mangiò le mani, soffrendo in silenzio e dandosi della stupida per aver detto questo. Sperava che Sebastiano dicesse di troncare il tutto, invece l’uomo, invitava a sistemare le cose. Le fantasie della donna influivano troppo su quell’incontro.

Poi rispose con delicatezza: “Non so, possiamo provare, ma non so se funziona. Non è sicuramente una vacanza che può sistemare tutto, comunque approfitterò per riposarmi e per leggere il tuo racconto, l’ho stampato, così lo leggerò comodamente fra un idromassaggio e l’altro.”

A Sebastiano si illuminarono gli occhi, le parole di Marta lo folgorarono.

Davvero hai stampato il racconto?”

Sì, così potrò leggerlo meglio, non porto il portatile in vacanza, avrò sicuramente tempo di leggere.”

Sebastiano era commosso, non riuscì a dire nulla, solo un semplice: “Grazie!”.

Aveva gli occhi lucidi ed era emozionatissimo, ma anche altre sensazioni erano vive in lui. Marta colse questa emozione, anche se non seppe collocarla bene, sperava dicesse qualcosa, qualcosa a lei, qualcosa del loro rapporto, non di quello fra lei ed Alberto.

Marta, è tardi, devo andare, ci dobbiamo salutare, magari ti mando qualche messaggio, posso? Così ti chiedo del racconto e approfitto per salutarti. Tuo marito è geloso? Non vorrei essere invadente.”

Non ti preoccupare, manda pure tutti i messaggi che vuoi, Alberto non è geloso, anzi, fai pure nessun problema.”

Poi Sebastiano si avvicinò a Marta, le prese le mani e si sporse per baciarle le guance. La donna dischiuse le labbra, sognando un bacio su di esse, ma l’uomo, sorprendendola per l’ennesima volta, le diede un bacio in fronte. Marta riuscì a sentire il suo profumo, la sua essenza la catturò, anche se dopo un secondo la fragranza era svanita nel nulla. Sentì un tonfo al cuore più forte delle altre volte. Poi le mani si staccarono e anche le labbra dalla fronte. Un sorriso dell’uomo, un sorriso sincero, uno sguardo profondo e infine la porta, che si chiuse, nascose la sua immagine a Marta.

La donna uscì dal bar per vederlo ancora, notò la sua camminata incerta, la testa china. Una morsa allo stomaco la avvolse, avrebbe voluto corrergli dietro e dirgli: “Fra me ed Alberto le cose non vanno bene, non vanno bene e a te con tua moglie come vanno?”

Anche l’angolo di una casa lo sottrasse alla vista della donna. Un refolo di vento improvviso passò come per cancellare questo incontro, una sorta di gomma che, passando sopra il foglio scritto a matita, cancella il visibile, lasciando solo una traccia di difficile comprensione.

Sebastiano fu contento del suo gesto, del suo modo di fare. Si era accorto che per Marta provava una miriade di sensazioni. Un forte desiderio fisico si fece impellente, ma il sorriso delle bimbe, incastonato nella sua mente, assieme al ricordo dell’intimità con la moglie, lo fece sorridere.

Sebastiano voleva un gran bene a Marta, forse l’amava anche, ma di un amore dove la fisicità è fatta semplicemente di un gesto, un bacio sulla fronte, che trasmette amore, tanto, tantissimo, ma limitato all’essenza. Gli vennero in mente le parole del suo amico Gabriele, con cui spesso parlava di questi incontri.

Gabriele diceva: “Dimmi, cosa è per te l’intimità con una donna? Cerca di risponderti. L’intimità non è solo sesso ma condivisione di obiettivi, di speranze, e di dolori, ma anche di sporcizie, di lavatrici, di indumenti sporchi e di altro ancora, di pietanze scotte, di rifiuti notturni. Condivisione, pensaci Sebastiano, pensaci…la condivisione…”

Dopo che un altro sorriso riempì il suo viso, l’immagine della moglie gli accarezzò i sentimenti. Marta si avviò verso casa, l’attendeva la preparazione delle valigie, il breve viaggio e la settimana di vacanza, il tutto assieme a suo marito Alberto.

Che strano destino – pensò la donna – ora che avrei il coraggio di lasciare Alberto, lui si riavvicina a me! Chissà perché il destino gioca questi scherzi, forse è tutto scritto, come ama dire Sebastiano, forse noi siamo semplici pedine di una grande partita a scacchi e il mio ruolo non è quello di regina ma di semplice pedina, utile alla situazione ma povera d’importanza. Filosofia estiva!”

La casa impolverata fu il palcoscenico della preparazione delle valigie, Alberto lasciò tutta la sua biancheria sopra il letto ancora disfatto e la donna notò che era di gran lunga più numerosa della sua. Per una sola settimana aveva contato ben quattordici paia di indumenti intimi fra slip e boxer, tutti nuovi di zecca, una decina di altri capi, fra maglie e camicie, otto paia di calzoni, sia lunghi che corti e quattro costumi da bagno, inoltre otto paia di calze, profumi e accessori per la cura del corpo. Cosa mai viste prima. Che incredibile cambiamento!

Il caldo e la stanchezza arretrata aumentarono l’affanno della donna, in preda anche ad un forte mal di testa. Un costante rimbombo nelle tempie impediva una buona concentrazione. Le valigie furono preparate ugualmente, i capi di Marta sistemati per partire erano di gran lunga inferiori a quelli dal marito, per una settimana non era il caso di svuotare l’armadio e così al ritorno avrebbe avuto meno cose da lavare. Poi si gettò sul letto, dopo aver preso un antalgico, e lì si addormentò esausta. Come da un po’ di tempo a questa parte Alberto la sorprese ancora addormentata, la svegliò con calma dandogli un tenero bacio sulla fronte, quasi come aveva fatto Sebastiano.

Tutto bene?” chiese con lo sguardo rivolto altrove.

Sì bene, ma mi sento stanchissima, queste vacanze ci volevano proprio, credo che dormirò molto e approfitterò dei massaggi per dormire ancora un po’.”

Io allora approfitto per correre un po’ e per riprendere i miei allenamenti, anche io sono stanco.”

Marta sorrise intimamente e pensò che se la vacanza era stata voluta per stare insieme, i presupposti erano completamente diversi. Si cambiò, si sistemò per la notte e ritornò nel letto, rapita nuovamente dalla stanchezza e dal sonno. La sveglia per la partenza l’aveva sicuramente puntata Alberto.

Quella stessa sera Sebastiano s’incontrò con Gabriele, a volte le mail erano insufficienti per spiegare sentimenti ed emozioni. Sebastiano aveva molto da raccontare e Gabriele era ansioso di ascoltare. Gabriele diceva spesso durante i loro discorsi: “Guardarsi in viso è meglio, lo sguardo non tradisce mai, ma restituisce sempre ciò che pensi, basta solo capirlo…”

Ovviamente gli argomenti furono molteplici, dalla scrittura, alla musica, da Dio al diavolo, dagli angeli al lavoro, per poi finire inevitabilmente alle donne e a Marta. Gabriele era ben conscio che questa donna aveva colpito nell’anima il suo amico, e che, insieme all’anima, anche altri sensi erano coinvolti. Ascoltava i racconti dell’amico e restituiva opinioni che avevano l’intento di far capire a Sebastiano le sue vere intenzioni, i suoi veri obiettivi. Sebastiano era a tratti confuso, aveva timore di se stesso, sì, di se stesso…

L’amicizia di Gabriele, così introspettiva, così delicata ma capace di scavare nell’anima, aveva avuto il merito, almeno cosi affermava Sebastiano, di far “rinascere” le potenzialità sopite e la speranza. Da tempo celava il suo grande malessere, o meglio, si stava lentamente spegnendo, in preda ad una depressione subdola, che si era insinuata dentro di lui lentamente, aggredendo la sua anima come l’edera aggredisce i muri, si insinua nelle crepe, quando le radici si allargano, spaccano i mattoni, sgretolano cemento e speranze, lasciando intravedere solo foglie verdi e solidità, ma nascondendo vuoti, paure, e speranze.

Per Sebastiano da tempo era morta la speranza, la voglia stessa di provare a vivere, la voglia di aggredire la vita… Ora, come per un miracolo, come l’uomo stesso definiva la sua situazione, le cose erano mutate e quasi per una legge del contrappasso mille sensazioni sopite uscivano fuori e brillavano nel buio della notte. Sete di emozioni, sete di conoscenza, sete di sensazioni…

Gabriele, metteva ordine, invitando a gustare le emozioni, per poi saperle gestire bene. L’amicizia fra i due uomini aveva un sapore antico, il sapore del rispetto di se stessi e degli altri.

La serata si concluse con le parole di Gabriele, che disse: “Bene, ora è il momento di capire cosa vuoi da te e da Marta. Nei rapporti è fondamentale essere chiari e, soprattutto, bisogna essere onesti con se stessi. Le risposte le hai, tu sai cosa è bene fare e cosa è bene non fare. Le risposte sono dentro di te. Hai tempo per decidere.”

Infine, dopo una birra ormai diventata calda e qualche zanzara di troppo, i due si salutarono, sapendo che la discussione non sarebbe finita quella sera.

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