Marta che guarda il cielo – Decima puntata

Capitolo 10°

L’inverno ormai aveva coperto con tutto il suo freddo e la sua poesia la città. Da qualche mese ormai, a causa di una serie di coincidenze, Gabriele e Sebastiano si vedevano regolarmente, almeno una volta alla settimana e il tempo per discutere non mancava, anche se in realtà a loro sembrava che il tempo scorresse troppo veloce. Inizialmente il loro fu un quasi scontro di ideologie e sentimenti. Entrambi forti e temprati, ma umili e sensibili, mettevano sul piatto delle discussioni, argomenti inizialmente superficiali, che poi quasi immediatamente trascendevano in discorsi pregni di spiritualità, misticismo, introspezione. Vi fu un momento in cui lo scontro sembrò inevitabile, ma prevalse la ragione, il testosterone fu messo da parte e si amplificò la loro amicizia, qualcosa di raro, di antico. Amicizia vera, forte, dove la rivalità è solo sportiva, mai emotiva, dove l’ascolto prende lo spazio all’egocentrismo, dove le barriere si abbattono per aumentare il sentimento.

La cosa particolare era che entrambi gli uomini scrivevano. Sebastiano componeva anche musica, ma insieme ad essa scriveva copioni teatrali, poesie, romanzi, dal contenuto altamente spirituale, nei suoi racconti il misticismo era fresco, nuovo. Anche le emozioni e l’eros erano presenti, descritto con estrema franchezza, mai nulla era volgare, nemmeno una parola era casuale. Timidamente e sottovoce, Sebastiano confessò come una colpa questa sua passione e altrettanto fece Gabriele, infine, dopo accordi altrettanto timidi, attraverso le mail si scambiarono i loro rispettivi scritti.

Nel frattempo Sebastiano continuò a scambiare sms anche con Marta, semplici, con promesse di ritrovarsi per una colazione, liberi però da Marcella e liberi di poter parlare, di cosa non si sapeva ancora in realtà…

Sebastiano un giorno inviò a Gabriele l’inizio di un suo nuovo racconto, in realtà, l’uomo aveva una produzione enorme di racconti ultimati, ma questo, dal titolo “Il Voto”, aveva qualcosa di speciale. Sebastiano teneva molto a quel racconto, ma da anni, per via della depressione, non riusciva più ad andare avanti. Il file arrivò e, dopo qualche ora dalla lettura, Gabriele inviò una dettagliata descrizione tecnica, introspettiva e, cosa che stupì Sebastiano, capì immediatamente il senso di ciò che era scritto. Questo fatto, suscitò in lui una sorta di galvanizzazione, tenuta sotto controllo da una tristezza che lo ancorava al terreno pesantemente. La galvanizzazione, però, sollevò, smosse e abbatté una serie di porte, che permettevano all’uomo di respirare energia nuova. Questa energia, fu subito utilizzata, infatti Sebastiano, una sera dopo cena, dopo aver aggiunto delle pagine al suo racconto e composto pagine di una nuova opera, inviò un sms a Marta.

L’sms era molto semplice, diretto: “Dopodomani si fa colazione assieme? Ma senza Marcella, ovvio!

Il bip arrivò immediatamente a destinazione, infatti Marta svogliatamente prese il cellulare e un urlo di sorpresa uscì dalla sua bocca. Lesse il messaggio più volte, anzi ancora di più e più volte lesse il nome del mittente, Seb, Seb, Seb, sì proprio lui, Seb, con il suo sorriso, la sua filosofia, il suo viso tondo. Aspettò ancora un po’, non voleva dare l’impressione che aspettasse proprio quel messaggio, anche se la realtà era quella. Poi, dopo una lunga attesa, rispose.

Sì ci sarò e farò in modo di essere sola.

Marta spense il cellulare, per godersi meglio il momento e per andare a dormire con pensiero di incontrare veramente Sebastiano, non avrebbe tollerato un altro messaggio con un cambio di programma. Certo in due giorni potevano accadere molte cose, ma in quel momento voleva avere questo bel pensiero in testa. La donna si addormentò serena e felice, riuscì ad addormentarsi nonostante il gran russare di Alberto, che rumoreggiava come un mantice stonato.

Il mattino Marta si alzò, eseguì i soliti rituali, crema, trucco e poco di più, poi si recò al lavoro. Doveva organizzare per il giorno dopo, doveva aggirare l’ostacolo di Marcella, sempre attenta a inserirsi nella vita altrui, sempre attenta a non vivere la vita propria. Quindi guardò il registro delle presenze e vide che Marcella il giorno dopo sarebbe stata in compresenza con lei, il rischio di un suo inserimento era altissimo. L’unica soluzione era cambiare il bar, anche se l’Oasi era un punto di riferimento carino, poco frequentato e con dei proprietari simpatici.

Inviò un sms a Seb, con scritto: “Ok per domani, ma si cambia bar, si va al bar Sport, quello all’angolo con via Torino, altrimenti ci becchiamo Marcella.”

Scrisse questo divertita ed emozionata, le dita inciampavano sopra i tasti e lasciavano tracce di sudore, ma questo non compariva nel messaggio. Nessuna risposta, in realtà erano passati pochi minuti, forse nemmeno uno, ma l’ansia era presente e spessa. Poco dopo un bip la fece sussultare quindi lesse e un semplice “Ok ok ok prof. Alle nove al bar Sport” placò ansia e timori e aumentò la voglia di incontrare Seb.

Ovviamente Marcella aveva notato il movimento, il registro, i messaggi e, non essendo riuscita a capire nulla, manifestò tutto il suo dissenso con numerosi tic nervosi alla mascella, che rendevano il suo sorriso stereotipato ancora più finto. Tentò con qualche domanda di capire i movimenti, ma Marta glissò egregiamente, contribuendo all’aumento dei movimenti disarticolati, che si distribuirono su mandibola e mascella.

La giornata passò meglio delle altre, almeno per Marta, il pensiero di vedere Seb la rincuorava, in realtà non capiva cosa provasse di preciso, ma l’idea, il programmare e anche di nascondere il tutto ad Alberto e a Marcella la divertivano moltissimo. Divertimento effimero, d’altra parte la sua vita era questa, nulla di più ormai. Incominciò a volare con i sogni, s’immaginò con dei bambini in casa, pensò a una vita piena, anche faticosa ma incredibilmente gioiosa. Riusciva anche ad immaginarsi con il “pancione” mentre saliva le scale, mentre tirava giù le tende e mentre allattava. Sognava il profumo di un bambino, il suo respiro piccolo e corto, la sua pelle liscia e morbida, la felicità che poteva donare.

Un bip al cellulare la scosse: era Alberto con un suo messaggio. “Questa sera rientro tardi, siamo in finale al torneo del quartiere.”

Rispose automaticamente: “Vinci per te.

Non sapeva cosa dire, era la prima volta che Alberto la avvisava di un ritardo. Alberto…Da anni, forse da troppi anni, nonostante facesse grandi sforzi, non riusciva ad immaginarlo con un bimbo in braccio, proprio no, non era il tipo. Cambiare i pannolini poi no, nemmeno quello. Ormai in nessuna delle sue fantasie era presente Alberto, ma la cosa era sicuramente reciproca. Carezze, baci, coccole erano un ricordo lontanissimo ormai.

Gli studenti intanto erano interessati alla lezione, Marta era galvanizzata, spiegava con dovizia, con gioia, come fosse presente Seb in classe. Finita la lezione, la donna andò a casa, si cambiò e si recò al parco a fare una bella corsetta.

L’aria umida la avvolgeva, la accarezzava, niente musica nelle orecchie, voleva sentire il respiro della natura, il rumore dei suoi passi sul selciato prima e sullo sterrato poi, e anche il ritmo del suo cuore, dei suoi battiti. Era bellissimo pestare le foglie umide e marce, sentire il loro profumo di addio alla vita, vedere i rami, ormai quasi spogli, mostrare tutta la loro anima e mettersi a nudo di fronte al mondo, vedere come dietro il verde chiaro delle chiome vi è lo scuro dei tronchi, lo scuro della loro anima, lo scuro dell’anima di Marta. Qualche scoiattolo grigio, la osservava curioso, sembrava porre domande con un filo di voce, voce che non arrivava alla donna, ma che percepiva qualcosa, qualcosa di non ben definito. Marta percepiva il disagio della sua situazione. Incredibile come passasse dalla gioia allo sconforto in pochissimo tempo…

Nuovamente si sentì sporca, traditrice, una moglie fallita. Se avesse avuto dei figli sicuramente non si sarebbe presentata a quell’ appuntamento, anzi non avrebbe nemmeno accettato l’invito. Avrebbe detto con forza e decisione: “Io sono una mamma, ho altro a cui pensare!”

Il volo di una gazza elegante, fiera, libera, cacciò via questo pensiero, Marta invidiò il volatile, che libero si librava verso traiettorie a lei sconosciute, ma volava sicuro, veloce, deciso, capace anche di repentini cambi di rotta, sempre padrone della sua libertà. La osservò fino a quando non sparì dietro il bosco. Poi il suo ritmo si fece veloce, cadenzato, la pioggia iniziò a cadere lentamente, bagnando corpo e terreno. Le gocce fredde colpivano Marta in viso, ma non facevano alcun male. Aumentò ancora il ritmo della corsa, il fiato era spesso, bellissimo correre sotto la pioggia, nessuno intorno a lei, solo scoiattoli, gazze e foglie. L’odore dell’erba bagnata era fortissimo, dolce, inebriante.

Aprì le braccia a mo’ di ali. Ecco, volava, volava, sentiva l’aria tagliare i suoi pensieri, un urlo uscì dalla sua gola, un urlo prolungato che echeggiò nel bosco, al suo urlo risposero merli e gazze, che si librarono in alto, lasciando l’erba umida, sola, senza ali, senza compagnia. Poi il ritmo calò, la città era vicina. Tutto tornò all’apparente normalità, tranne la mente di Marta, che continuò a volare.

Doccia calda, bustine di camomilla sopra gli occhi, crema antirughe, cena frugale, si infilò nel letto vuoto, senza calore ma pieno di sogni e aspettative. Non si accorse nemmeno dell’arrivo di Alberto, la corsa era un ipnoinducente naturale, il suo valore terapeutico era altissimo. Al mattino, al suo risveglio, vide una coppa accanto al comodino di Alberto, una coppa bella, alta, riccamente decorata ma vuota, come la sua vita senza figli, il suo pensiero quotidiano.

Quel giorno però doveva pensare ad altro. Si fiondò in bagno, controllò il suo stato allo specchio, si trovava addirittura carina. Un filo di trucco, poi la crema, il profumo e la scelta degli indumenti. Istintivamente prese una gonna. Marta trovava le gonne molto più femminili dei pantaloni, ma, visto che la pioggia cadeva battente, optò per i soliti aderenti jeans azzurri come il cielo e una maglia nera, aderente anche quella. Si trovò particolarmente bella di fronte allo specchio, il suo seno veniva esaltato dal tessuto e dalla forma della maglia, poi si mise a ridere sommessamente: aveva un appuntamento con un suo ex alunno, non con un’amante…

Si chiese perché aveva quei pensieri e il suo sguardo si inscurì un po’. Poi riuscì a cacciare via i cattivi pensieri, del resto non faceva nulla di male, perché si doveva sentire in colpa per qualunque cosa? Prese lo spolverino, la borsa e scese le scale a piedi, ticchettando nell’androne con il ritmo dei suoi passi. L’auto puzzava di umidità e sperava che quell’odore non s’insinuasse dentro le pieghe della sua pelle, non voleva sembrare una pelle di daino, appena usata per asciugare una macchina. La pioggia cadeva copiosa, il tergicristallo faceva fatica a smuovere le pesanti gocce dal parabrezza, sembrava che le ricordasse, con il suo picchiettare, che stava facendo qualcosa di male, di non corretto. Ogni goccia era un rimprovero, un rimbrotto, una urlata da parte di sua madre e il tergicristallo era la sua mente che cercava di sgombrare il campo da tutto. Che fatica, che fatica immensa!

Aumentò il ritmo del tergicristallo e alzò il volume della radio. Arrivò in pochi minuti, riuscì anche a trovare parcheggio proprio davanti all’ingresso del bar. Entrò. Lo squallore di quell’ambiente era sconfortante. Una mensola ospitava, oltre alla polvere, dei vasi con delle piante grasse ormai mummificate, le spine pungevano a solo guardarle, il bancone era di marmo, in origine doveva essere nero, ma ormai era di un grigio sbiadito con venature bianco panna. Muri gialli, finestre dai vetri opachi e una bacheca con dentro brioches antiche come il mondo.

Il barista, uomo emaciato e pallido, non chiese nulla, aspettò, dopo un breve cenno della donna, che si sedette in attesa di Seb. L’uomo arrivò puntuale, coperto dal suo giubbottone, che lo difendeva anche dalla vita e con il suo immancabile cappello schiacciato sopra i pensieri. Tuttavia questa volta il suo sorriso era più disarmante del solito, anche i suoi occhi erano più vivi, addirittura più colorati. Seb andò subito verso Marta, le strinse le mani e si sedette, togliendosi prima gli indumenti pesanti. Odorava di pioggia, di dopobarba, di famiglia. Marta intravide negli occhi di Sebastiano una carezza della figlia, che, forse, gli era stata donata prima di entrare a scuola e anche un bacio della moglie, donato prima di uscire. Si percepiva aria di famiglia, aria di felicità, anche se con qualcosa di poco chiaro.

Ciao, come stai?” chiese Sebastiano allargandosi in un sorriso.

Bene grazie! Qui siamo al sicuro, Marcella non ci becca di sicuro.”

Speriamo, ma se dovesse arrivare la invitiamo a sedersi…”

Una risata spontanea vibrò nel locale. Sebastiano era più allegro rispetto all’ultimo incontro e Marta era più disponibile a dialogare e a parlare, magari anche di lei. Trovava piacevole la situazione, qualcosa di nuovo era presente in lei. Sebastiano spesso faceva cadere gli occhi sul seno della donna, a volte il suo sguardo rimaneva inchiodato fra l’incavo dei due seni, incavo che si percepiva e si immaginava dalla maglia aderente.

Marta era imbarazzata ma gratificata da questi sguardi, che nascondevano sensualità discreta, lei invece guardava spesso le labbra e il sorriso, trovava il sorriso di Sebastiano, incredibilmente sensuale, i suoi denti regolari sembravano una palizzata che nascondeva al suo interno giardini bellissimi. Era anche interessata ai suoi discorsi, alle sue parole. Sebastiano parlava di musica, lavoro e scrittura, stava sempre a distanza, non si avvicinava mai, il tavolino era una barriera invalicabile.

I due ordinarono le brioches, che, però, vennero lasciate sul piattino. Bevvero il caffè. I loro sguardi si scontrarono per un momento, mentre quello di Sebastiano stava cadendo sul seno e quello di Marta si fermava sul sorriso. Una scintilla e un’ombra d’imbarazzo coprirono i loro occhi. Qualcosa si mosse dentro i loro corpi. Rimorso? Colpa? Eccitazione? Nessuno dei due capì cosa accadesse in quell’incontro.

L’orario e la fretta li condussero alla cassa, ma un “ci vediamo un’altra volta?” da parte di Sebastiano, sorprese piacevolmente Marta, che rispose senza indugio “quando vuoi”. Poi una stretta di mano, calda ma formale, concluse l’incontro. Entrambi si recarono ai loro posti di lavoro, turbati, emozionati, ma arricchiti e incuriositi.

Era necessario il confronto. La grande intelligenza e curiosità li spingeva al lavoro introspettivo. Sebastiano, bagnato dalla pioggia, sembrava un bimbo impaurito dal mondo e dalla vita, Marta altrettanto. La grossa differenza fra i due era la fede. Sebastiano credeva in Dio, fin dalla più tenera età e questa fede, insieme a Gabriele, era in quel momento il perno su cui faceva leva per capire se stesso e per risollevarsi da una situazione emotiva pesante. L’uomo aveva un nodo da sciogliere, a dire il vero i nodi erano tanti, ma uno in particolare, in quel momento, toccava il suo animo sensibile. Egli vedeva gli eventi della vita come pilotati, gestiti dall’alto, da una mano divina. Anche questi incontri facevano parte di questo disegno? La sensualità che esprimeva Marta e il desiderio che turbava Sebastiano erano una tentazione atta a portarlo fuori dalla sua strada? Oppure era un segno, un segno divino che indicava altro? Oppure era un modo per scendere da un livello spirituale e arrivare a un livello più umano, dove gli istinti umani, appunto, prendevano possesso della mente e diventavano padroni della situazione?

Sebastiano era turbato dalle sensazioni che questi incontri gli donavano, turbato, spaventato ma allo stesso tempo assetato. Marta non era credente, atea allo stato puro, emotivamente molto ricca e fantasiosa, a volte quasi calcolatrice, ma in realtà era vulnerabile come una bimba senza mamma, una bimba persa in una spiaggia, bimba persa fra la gente, alla ricerca di qualcuno che sapesse amarla.

La donna entrò a scuola come se camminasse sopra le nuvole, il suo sorriso era semplicemente radioso. Eleonora immediatamente colse la vibrazione.

Tutto bene cara?”

Sì, tutto bene, benissimo, anzi di più!”

Questa affermazione attirò le attenzioni di Marcella, che immediatamente si mise in mezzo alle due amiche.

Oggi la lezione sarà durissima, non abbiamo dispense e gli studenti sono tantissimi, tutti uomini. Uffa che noia, non so come fare, meno male che non sono sola, altrimenti avrei urlato dalla rabbia e poi anche gli straordinari non pagati e devo anche preparare la cena…”

Andò avanti per un bel pezzo, ma Marta, noncurante, sfoderò un sorriso e entrò in classe. Eleonora era soddisfatta, avrebbe chiesto poi con calma, il tempo per loro non era un problema. Lezione solita, sorriso e gioia insolita. Marta era bellissima, quasi un angelo con l’aspetto da donna, incredibile come un incontro potesse modificare umore e direzione di pensiero.

Sebastiano entrò in banca, ambiente pessimo, dirigenti frustrati e impegnati politicamente sferzavano la loro incapacità sugli altri. Anche Sebastiano era più sereno, non ancora più felice, ma sicuramente più sereno. Ancora il nodo che lo attanagliava non era sciolto, anche se un raggio di sole aveva scaldato il suo cuore. Confuso anche lui riguardo a emozioni e a direzione da prendere, aveva imparato a fidarsi di Gabriele, ancora con qualche remora, ma, essendo davanti al PC, in un momento di pausa e di nascosto, gli inviò una mail, dove timidamente descriveva ciò che era accaduto quel giorno. La descrizione lasciava poco spazio alla dimensione fisica, piuttosto lasciava spazio alle emozioni, alle sensazioni e al nodo. Questo nodo stringeva il collo dell’uomo, a volte toglieva il fiato, allentava la presa, ma non mollava mai, mai.

Ciao Gabriele, come stai? Oggi ho incontrato una donna, una mia insegnante, di nome Marta. È una donna molto bella, dalla sensualità triste e dall’animo altrettanto triste. Forse incontro persone tristi perché anche io lo sono? Perché mi dici spesso che dovrei parlare di più di questioni a me care?

La mia diffidenza è tanta, forse hai ragione tu. Devo risolvere delle questioni dentro di me.

Secondo te, l’incontro di oggi è un caso? Il nostro incontro è un caso? Sai come la penso, nulla accade a caso, nulla, proprio nulla. Allora che significato hanno questi ultimi avvenimenti? Mi rendo conto che è difficile rispondere a queste domande, ma se vuoi, prova, aspetto una tua risposta. Nel frattempo ti invio un mio vecchio scritto, lo scrissi durante un viaggio, al tempo la mia solitudine che a volte mi rapiva. Grazie.

Sebastiano.”

La mail arrivò e puntualmente fu letta insieme al racconto, un racconto dalla struggente bellezza, dove si narrava di una complicità, nata per caso, ma che in realtà nascondeva legami con il passato, un passato denso di emozioni, emozioni che coloravano e influenzavano anche il presente.

La risposta fu secca, tagliente, come consuetudine di Gabriele.

Ciao Sebastiano, la risposta è scritta nella tua domanda…anzi nelle tue domande.

Dimmi, come fa la sensualità ad essere triste? Forse è meglio che anche lei riveli il motivo di cotanta tristezza, la tua descrizione della sua anima evidenzia sofferenza celata, mascherata. La tua percezione è giusta. Ora la mia domanda è: cosa cerca lei? Tu sai cosa vuoi? Secondo me sì, lo sai benissimo, le tue risposte sono solo celate dietro porte, chiuse a chiave, ma con la chiave inserita nella toppa, basta girarla. Ovvio, quel che c’è dietro potrebbe spaventarti, ma vale la pena correre questo rischio. Altro rischio è che, aperta una porta, se ne possa aprire un’altra e un’altra ancora… e via dicendo.

Racconto bellissimo, perché non scrivi più? Sai cosa mi ha colpito più di tutto? Il mondo che si nasconde fra le righe scritte. Vi è un mondo meraviglioso. Peccato che tu abbia paura di esplorarlo. Io l’ho fatto ed è bellissimo davvero, complimenti.

Ciao

Gabriele.”

Il giorno seguente Marta rimase a casa tranquilla: era il suo giorno libero. La radio a tutto volume accompagnava le pulizie quotidiane, la cucina era linda, splendeva. Il bagno fu lucido in men che non si dica, Marta ballava mentre lucidava, lo strofinaccio andava a tempo di musica, che meravigliosa sensazione di felicità aveva addosso! Uno strano fermento le partiva dallo stomaco e arrivava ovunque, accarezzando ogni angolo del suo interno, un solletico piacevole. La camera da letto fu lasciata per ultima. Un senso di fastidio, però, ruppe quel torpore estatico. La camera da letto era vuota, ma era vuota anche quando Alberto e Marta erano dentro. Un grande letto, ormai senza più movimenti lenti o vertiginosi, senza calore, senza baci, senza nulla, in quella stanza solo odore di notte e calze sporche di calcetto, lasciate puntualmente sopra il tappeto, come il suo amore, calpestato come un tappeto, sbattuto, ma mai usato veramente

. Quel giorno, però, la donna mise al bando i pensieri negativi, voleva essere felice, voleva dedicare ancora più tempo a se stessa. Dopo aver tolto le lenzuola e acceso la lavatrice, indossò la tuta. Il tempo era nebbioso, bigio, ma lei brillava come il sole. Il parco era vicino. Una corsetta fra l’odore degli alberi bagnati sicuramente avrebbe ancor di più rallegrato il suo umore. Mentre correva lentamente ma con ritmo regolare, i suoi pensieri tornavano alla colazione del giorno prima, momento bello della giornata, sicuramente il più bello. Il sorriso di Seb e la sua frase “ci vediamo un’altra volta?” tambureggiavano rumorosamente fra i suoi pensieri, anzi, a dire il vero pensava solo a questo.

Le volpi rosse da dietro i cespugli guardavano la corsa di Marta, ma non potevano vedere i suoi pensieri sempre più focalizzati e la sua anima incredibilmente sferzata e ferita. Da cosa era provocata questa ferita? Quale arma aveva colpito la donna? La sua anima sanguinava, ma lei non si stava accorgendo dell’emorragia.

A casa fece la solita doccia, calda, rilassante. Passava le mani insaponate ovunque, si accarezzava, il suo pensiero non voleva andare oltre, sapeva che la sua mente stava correndo troppo. In passato questo era capitato, con conseguenze nefaste. Vaghi erano i ricordi di quel periodo. Vaghi e dolorosi.

Marta aveva un hobby: dipingeva. Lo faceva anche benissimo, pitturava ad olio. I suoi quadri spesso erano tristi, melanconici. Dopo la doccia prese il cavalletto e iniziò ad imbrattare la tela. Stranamente i colori usati erano chiari, tonalità pastello, tinte gialle, arancioni, marroncini, dai suoi pennelli uscì un magnifico paesaggio, dove il sole dominava una valle montana e con i suoi raggi illuminava ogni luogo. La valle era ad imbuto, niente case o edifici, solo natura e sole. Una cosa colpiva chi potesse vedere il quadro: una piccola sagoma in avvicinamento, in movimento, l’unico punto scuro dell’intero quadro. Guardandolo bene si riconosceva una figura umana, che camminava in mezzo alla valle.

Marta guardò la sua opera, era soddisfatta, gongolava, la finì in men che non si dica, sembrava uscire direttamente dalla sua anima e le sue mani sembravano guidate da qualcuno. Quando il quadro fu finito, lo posizionò in mezzo al salotto, in un punto dove il sole attraverso i vetri potesse asciugare e imprimere definitivamente i colori sulla tela. Il sole quel giorno non c’era, ma prima o poi avrebbe superato la coltre delle nuvole e sicuramente avrebbe completato l’opera di Marta. Il suo cuore grondava di felicità, era pieno di speranza e di aspettative. Bastavano una corsa al parco ed un incontro per cambiare la vita? Marta, dopo aver finito la pittura, uscì di casa, respirava a pieni polmoni, sorrideva al mondo e a se stessa. Che sensazione d’incredibile felicità! Si accarezzava il ventre, lo guardava, eppure era piatto come sempre, immobile come sempre.

Anche il pomeriggio fu piacevole, rilassante, produttivo. Quando Alberto tornò a casa, notò qualcosa di diverso, qualcosa di fresco. La cena fu ricca, speziata, abbondante ma senza una parola. Alberto notò l’espressione di Marta, sembrava stralunata, in un mondo tutto suo. Poi, però, la passione dei videogiochi lo catturò nuovamente, quindi il divano e la tv furono la sua occupazione serale.

Sebastiano era immerso nelle sue attività, la banca ultimamente assorbiva molto del suo tempo, ma la composizione della musica e la scrittura lentamente avevano preso nuovamente corpo, anzi, la passione, prima sopita per cause varie, ora stava crescendo, disordinata, confusa, eppure nuovamente presente.

Era necessario mettere ordine a tutto. Al momento Marta era un bel pensiero, anche quello confuso e disposto nella sua mente in posizione spigolosa. Spesso urtava e pungeva la mente, intrigava e infastidiva, non capiva. Comunque aveva altro a cui pensare. L’amicizia con Gabriele si stava consolidando, questa situazione, facilitava la creatività, l’introspezione, il pensiero libero, elementi di cui Sebastiano si nutriva, si abbeverava, elementi che ultimamente erano mancati nella sua vita.

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