Contro la violenza sulle donne

Un estratto dal mio libro Dietro una mano, uscito in e-book e in cartaceo lo scorso mese.
Il disegno è di Elisabetta Da Roit, pittrice candiolese.


Gabriella e Cristiano parlarono ancora per un tempo relativamente breve, scambiandosi informazioni futili, superficiali, quasi adolescenziali; ma era evidente che Cristiano volesse gettare le basi per altri futuri incontri. Infatti, quando la serata arrivò al termine, scoppiando di timidezza e di rossore, le disse: “Ci vediamo domenica alla messa delle 10,30?’’
“ Va bene, ci sarò”
rispose Gabriella sconcertata e confusa.
torre con fondo di cielo nuvolosoI due si congedarono con una formalissima stretta di mano. Gabriella percepì il sudore di Cristiano che usciva copioso dai pori, acido, salato. Poi uscì in strada dimenticandosi di salutare il resto della compagnia.
La sera era tiepida, i lampioni illuminavano la piazza, regalando zone di luce dove era possibile vedere la danza dei moscerini, che roteavano in aria in attesa di essere divorati da chissà quale altro animale. Le strisce dei parcheggi erano sbiadite, come i pensieri della donna; la torre, rettangolare svettava come un giudice. Ma per giudicare cosa?
Gabriella inciampò su un suo pensiero… “Ho accettato un incontro in chiesa… Sono felice di questa mia decisione, sono proprio fiera di me…” Un timido sorriso volò via dalle sua labbra, scontrandosi contro il quadrato palazzo comunale, arrotolandosi all’interno della bandiera italiana, mossa dal vento primaverile.
Poi il lento rientro a casa. Ogni movimento, anche un semplice ronzio, era motivo per rallentare l’ingresso in quel “sepolcro di vivi”. Infatti la donna si fermò a guardare l’evoluzione di un moscerino impigliato in una ragnatela: guardò con estrema sofferenza il suo grandissimo tentativo di liberarsi dalla stretta mortale della tela, che lo avvinghiava sempre più prepotentemente. La tela partiva da lontano, aveva legami forti, basi solide, impossibile da spezzare per un moscerino. Poi il ragno, tranquillo ed elegante, si avvicinò… e avvolse dentro un bozzolo la libertà e la vita del malcapitato …. che divenne splendido vestito di tela luccicante. Splendido e privo di libertà e di vita… forse come lei stessa era.
Al suo rientro a casa il solito odore di pulito, odore senza affetto, investì Gabriella appena aprì la porta.

Il giorno dopo uno splendido sole accolse la giornata. Gabriella era in fermento, doveva prendere gli ultimi accordi per la sagra delle costine, chiamare i numerosi volontari e organizzare la scaletta delle varie giornate. Era molto brava a pianificare e a coinvolgere le persone. Diretta nel dire le cose, critica ma efficiente. Questa sua sicurezza nell’organizzare cozzava con la sua insicurezza interiore, incapace sempre più spesso di contrastare le continue umiliazioni subite da parte del padre. Ormai esisteva un meccanismo svalutativo così strutturato che fra le mura domestiche aveva bloccato la personalità della donna, che rispondeva sì a qualunque vessazione in maniera automatica.
Quel giorno però il padre era uscito presto. Aveva interrotto il suo sonno entrando in stanza chiedendole di preparare il caffè, perché aveva fretta. Appena lui era uscito, Gabriella tornò ancora qualche minuto a letto, dove l’abbraccio delle lenzuola le diede un po’ di calore quasi umano, e via, verso la casa parrocchiale, dopo una veloce e frugale colazione.
Piazza Sella illuminata dal sole, larga e vuota d’auto, dava respiro ai pensieri. Il cielo azzurro copriva tutto con grande serenità, nessuna nube a mettere ombra sopra i pensieri. Il profumo dolcissimo dei tigli si diffondeva nell’aria antistante la parrocchia, poi avrebbe piacevolmente messo radici in tutta la piazza.
Il cancello della casa parrocchiale era già aperto, sicuramente Orietta era già arrivata e molto probabilmente aveva sistemato tavoli e pensieri per programmare la giornata. Il pavimento vecchio e puntinato vedeva i passi di Gabriella, che si allungavano nel corridoio stretto e lungo.
Appena entrò in sala, la donna vide Orietta che come previsto aveva già sistemato sopra il tavolo bibite e bicchieri. Orietta era una donna intorno ai trent’anni, segnata dalla vita come un campo arato ma sempre sorridente, pronta a reagire. Occhi chiari come i suoi pensieri, capelli biondo scuro che, folti come un bosco, nascondevano i pensieri più cupi. Un sorriso ironico uscì dalle sue labbra e colpi Gabriella in pieno viso. La donna non capiva ma da dietro un angolo comparì come un fantasma Cristiano, in tutta la sua diafana presenza. Gabriella sentì un tuffo al cuore, il respiro toccare le pareti dei suoi polmoni, il rossore avvolgerla in un tempo brevissimo. Poi tre respiri profondi riportarono una normale apparenza.
Cristiano si avvicinò a lei con passi lunghi ma insicuri, i pantaloni sfioravano il pavimento, un orlo mal fatto evidenziava che nella sua vita la presenza femminile era quasi assente.
Poi quando fu a ridosso di Gabriella disse :“Ciao, mi sono permesso di venire qui anche oggi, mi interessa vedere come si organizzano le manifestazioni. Nel frattempo posso offrire la colazione a te ed ad Orietta?”
A queste parole Orietta rispose con tranquillità: “Andate pure voi, io colazione l’ho fatta a casa…Mica posso farne due in un giorno solo! Poi i fianchi si allargano e io non entro più nei vestiti… Andate, andate… E’ aperto il bar qui vicino: la brioche sono ottime e il caffè anche.” Poi regalò un altro sorriso a Gabriella e sparì dietro una porta dai colori sbiaditi.
Gabriella colse la gioia dell’amica, e quasi senza rendersi conto si trovò a sbocconcellare un cornetto faccia a faccia con Cristiano. Il bar, nonostante la giornata luminosa, era in penombra. I tavolini tondi, accuratamente ricoperti da tovaglie marroni e chiacchiere, erano zeppi di tazzine e tovaglioli accartocciati e le briciole abbondanti guardavano il ritmo sonnolento degli avventori.
Gabriella aveva ordinato un cornetto ripieno di Nutella: adorava la crema che traboccava dalla pasta sfoglia, le piaceva il gusto e il coraggio di scappare dal suo dolce involucro…
Ma al momento il piacere era in secondo ordine. Lo sguardo di un anziano, amico del padre, si era appoggiato sopra la sua spalla, insieme al commento di Marina, amica della madre, insinuato fra nuca e capelli… Cristiano era un “forestiero”, un estraneo, e chiacchierava, almeno così pareva, con Gabriella, la figlia nubile di Domenico e Mariuccia. Cristiano non vedeva l’imbarazzo di Gabriella, che teneva gli occhi bassi e che mascherava il suo nervosismo girando il cucchiaino nella tazzina, creando un tintinnio regolare.
La giovane donna si rese conto del proprio disagio, quindi con fare apparentemente sicuro, almeno nella voce, disse a Cristiano :“Allora, vuoi trasferirti a Candiolo? Sembri molto interessato ai nostri eventi…” “Sono interessato ad altro… ma anche ai vostri eventi” rispose Cristiano, diventando più che paonazzo. Poi proseguì con grande coraggio: “Senti Gabriella, possiamo vederci sabato? Devo acquistare dei vestiti e ho bisogno di un consiglio femminile. Sai… noi maschi siamo alquanto impacciati in queste cose!”
Cristiano disse questa frase tutta d’ un fiato, a voce bassa, con sguardo puntato sopra il tavolino, con il cuore che premeva sul petto come un palloncino impazzito.
“Sì” rispose Gabriella, senza nemmeno pensarci.
A che ora vuoi passare? Io non ho impegni.’’
“Passo alle nove, cosi abbiamo tutta la mattinata davanti, si va a Torino.”
“Va bene.”

Poi, quasi meccanicamente, i due si alzarono, lasciando cadere briciole e pensieri sopra la tovaglia. Cristiano estrasse il portafogli e pagò, poi infilò la porta, seguito a ruota da Gabriella.
Giunti in parrocchia, videro la sala freneticamente piena di gente, poiché i tempi per organizzare il tutto erano stretti. Solo uno sguardo di Orietta, che sembrava dicesse “bene, bene…”, si insinuò fra i due, che immediatamente si misero al lavoro, staccando quel flebile legame che si era appena creato.
La mattinata volò in un lampo. La mole di lavoro per fortuna impediva a Gabriella di pensare e di pensarsi. Una colazione al bar con un uomo interessato a lei non cambiava la sua vita, ma in quel momento le permetteva quasi di respirare meglio.
L’orologio del campanile ruppe l’aria con i suoi rintocchi, era mezzogiorno. Tutti conclusero le loro attività, il pranzo incombeva.
Gabriella prese la sua borsa e con la coda dell’occhio gettò uno sguardo sulla sedia dove era seduto Cristiano, sguardo che provocò un’emozione non ben definita: la sedia era vuota. “Che sia andato via senza salutarmi? Che screanzato però…” pensò infastidita. Ma un leggero tocco sopra la spalla la fece sobbalzare…

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